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L'Unità del Pensiero |
ultimo aggiornamento: aprile 2008
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COMPENDIO DI FILOSOFIA
La storia
della filosofia riassunta in storia
di
concetti
LA SCUOLA PITAGORICA
1) CENNI STORICI La scuola pitagorica, detta anche “Italica”, pose la sua sede nel sud dell'Italia, e precisamente a Crotone, nell'antica Magna Grecia. Suo fondatore fu Pitagora (circa 570-497 a. C.), personaggio leggendario a cui furono attribuiti i poteri di un semidio. In realtà molto poco sappiamo di lui, e persino Aristotele, illustrando i principi della scuola, riferisce solo sui Pitagorici in genere, mostrando così un palese dubbio sulla figura e l'opera di Pitagora. Il nostro nacque nell'isola di Samo dove visse pare sino all'età di 40 anni. Successivamente si trasferì a Crotone dove fondò la sua scuola improntandola, cosa su cui tutti gli storici concordano, come una comunità religiosa di uomini e donne, con regole di ascetismo molto rigide, cerimonie di tipo misterico (forse orfiche) e impartendo un insegnamento esoterico caratterizzato da una vincolante segretezza. Il Pitagorismo rimase vivo per circa due secoli, sino a intrecciarsi con i temi dell'Accademia platonica. La scuola, pur mantenendo come detto un atteggiamento di segretezza, si aprì comunque all'attività politica (a favore degli Aristocratici), ma quando i Democratici di Crotone con una sommossa presero il potere verso la fine del VI secolo, le diedero fuoco e Pitagora fu costretto a fuggire a Metaponto, dove pare morì nel 497 a.C. I suoi discepoli si dispersero: Filolao (al quale si debbono importanti testimonianze) fondò una scuola prima in Magna Grecia e successivamente a Tebe ; Archita andò a Taranto e altri, come Simmia e Cebete, divennero poi amici di Socrate (come ci ricorda Platone). Pitagora fu considerato dai suoi discepoli quasi come un Dio, la sua parola non veniva mai messa in discussione (si diceva “ipse dixit” ossia “egli lo ha detto”), e gli furono addirittura attribuiti miracoli e il dono dell'ubiquità. Nulla sappiamo, o almeno non siamo certi, di eventuali sue opere, ma conosciamo dalle testimonianze del tempo gli insegnamenti fondamentali della scuola, probabilmente derivati dall'antica setta dell'orfismo: innanzitutto la metempsicosi, credenza per cui l'anima trasmigra dopo la morte da un corpo ad un altro, da cui la proibizione di mangiare carne; poi l'osservanza di norme pratiche come il celibato, l'esame di coscienza quotidiano, ecc. 2) STRUTTURA CONCETTUALE E' interessante innanzitutto chiederci, per dovere storico, quali siano i collegamenti della scuola pitagorica con quella di Mileto appena lasciata. Ebbene abbiamo due modi per rispondere alla questione: il primo nel senso dei contenuti, cioè se i filosofi delle due scuole abbiano detto cose identiche o almeno simili, mentre il secondo modo è nel senso formale, ovvero se lo schema concettuale, che abbiamo adottato per i Milesi, è ancora valido per i Pitagorici. Ricordo ancora una volta che abbiamo raggruppato i contenuti della scuola di Mileto in concetti molto generali, in modo che attraverso questa struttura categoriale se ne possano distinguere ancora meglio gli aspetti. E' nata così una storia della filosofia “per concetti”, che superando (almeno mi auguro) quella esposta “per narrazione”, comincia a delinearsi come una filosofia assoluta. Tornando alla scuola pitagorica, se vogliamo considerarne i collegamenti con la precedente scuola di Mileto nel senso dei contenuti, allora si deve dire che Pitagora operò una vera e propria rivoluzione, come vedremo tra breve esponendo la sua dottrina. In questo modo si pone una frattura insanabile tra le due scuole, e i Pitagorici sembrano essere sorti dal nulla, all'improvviso. Se invece i rapporti tra le due filosofie vengono visti ed analizzati attraverso un'ottica categoriale, che ne mostri l'intima struttura logica, allora si vedrà emergere una continuità di pensiero che colloca i Pitagorici in modo “naturale” dopo i Milesi. Per lo studio e l'esposizione del pensiero di Talete, Anassimandro e Anassimene, sono state sufficienti queste cinque categorie, che dunque useremo anche per i Pitagorici:
Si noti la mancanza della categoria del divenire, ossia della trasformazione dell'essere attraverso il tempo, anche se la Circolarità in qualche modo riguarda questo tema, ma più come finalità che come spiegazione. La categoria del divenire vedrà la luce tra breve nella storia della filosofia. 3) L'INIZIO DELLA DOTTRINA Non vi è dubbio che tutta la filosofia dei Pitagorici trova il suo fondamento nella sensibilità matematica di Pitagora, che attraverso l'osservazione dei rapporti armonici costanti in Natura (specie in acustica, dove scoprì gli intervalli musicali), lo studio dell'aritmetica e della geometria, il moto degli astri, ecc., maturò un pensiero pseudo-scientifico in grado di rispondere alla struttura concettuale dei Milesi e non solo. In effetti, tutti gli storici concordano che nella cronologia del pensiero filosofico Pitagora per primo concepì lucidamente il carattere matematico dell'Universo, anche se il risultato finì per essere un misto di scienza e magia (normale per i suoi tempi). Ma va anche detto, a sua lode, che seppe fondere in un sistema unitario una molteplicità di credenze, alcune scientifiche, altre mistiche, altre religiose. Vediamo dunque come egli risponde alle categorie dei Milesi, continuando il Naturalismo. La ricerca del principio primo è confermata, ma non l'acqua, o l'apeiron, o l'aria; questa volta il contenuto della categoria è “il numero”, e per comprendere cosa Pitagora volesse dire con questo è meglio rifarsi alla testimonianza di Aristotele: “I numeri sono il principio di tutte le cose, e gli elementi dei numeri sono gli elementi di tutte le cose”. Questa definizione, che lo Stagirita ci dà ovviamente in modo sommario, va chiarita attentamente, altrimenti si rischia di travisare il pensiero pitagorico. Dunque, come Pitagora è giunto a concepire che principio di tutte le cose sono i numeri ? Quale è il percorso intellettuale che logicamente lo ha portato a questa conclusione ? I presupposti sono due:
Ad esempio se un segmento è lungo X la sua metà misura X/2, e questa è una legge astratta, e se poniamo X = 14, la metà risulta 14/2 = 7. Pitagora avrebbe detto che “il 7 rappresenta la metà del segmento”, usando un modo di esprimersi giunto sino a noi, mentre correttamente il 7 rappresenta solo una misura. Altri modi di dire suoi ci influenzano ancora oggi, come quando diciamo “il quadrato” o “il cubo” di un numero. Ma torneremo presto su questo argomento. Troviamo numeri, senza leggi formali, quando ci imbattiamo in rapporti costanti, e questo è appunto ciò che trovò Pitagora studiando gli intervalli musicali. Ma i rapporti costanti in Natura sono casi particolari, e questo il nostro non lo comprese, anche se egli stesso enunciò quella legge formale che va sotto il nome di teorema di Pitagora. In conclusione quindi, il concetto usato di numero corrisponde ad un rapporto costante tra grandezze (mentre invece il numero è una funzione del rapporto tra variabili secondo una legge formale).
Pitagora notò che il numero esprimeva un rapporto costante tra grandezze (nel senso spiegato appena sopra), e cioè i numeri permanevano al variare dei fenomeni. La quantità dunque si imponeva come sostanza, mentre la qualità era solo apparenza e mutevolezza. E poiché dal rapporto tra le cose scaturivano i numeri, capovolse la relazione e pensò che erano i numeri a causare questi rapporti. Ecco come il numero diviene principio di ogni cosa, e ogni cosa risulta composta di numeri. Qui abbiamo ancora un esempio di panteismo noumenico, dunque una metafisica, in quanto il principio è origine, ma si trasferisce esso stesso nelle cose in modo non sensibile. Mi pare di aver mostrato come sia iniziato il pensiero pitagorico, fondandosi su due presupposti errati. In realtà (per chi volesse saperne di più) si tratta di due tipici errori logici, consueti nella mentalità ancora magica dei primitivi. Il primo consiste nel confondere il particolare con il generale, scegliendo il concreto per l'astratto. Il secondo invece è una inversione di relazione, nel nostro caso della causa-effetto. Nonostante questo, i presupposti permisero comunque a Pitagora di rispondere alle prime quattro categorie dei Milesi, continuando così le loro problematiche. Vediamo ora come egli arricchì i fondamenti del suo pensiero, riuscendo in qualche modo a renderlo anche unitario. 4) LA DOTTRINA PITAGORICA Per entrare nel vivo della dottrina, dobbiamo approfondire l'importante categoria del “motore uno-molteplice”, ossia come si passa dal principio primo, da cui hanno origine tutte le cose, alle cose stesse. In altre parole come il molteplice si determina con tutte le sue differenze, formando ciò che viene definito “Essere”. (N. 5, continua) |