L'Unità del Pensiero


ultimo aggiornamento: aprile 2008

 

 



LUCIO ANNEO SENECA
(5)

 

Come già dicemmo all'inizio di questo studio, Seneca rappresenta un caso interessante nella storia della Filosofia. Eccettuata una produzione minore di carattere letterario, tra l'altro poco conosciuta, non vi è dubbio che tutta l'opera dello scrittore romano costituisce una chiara dottrina morale. Il modo con cui questa dottrina viene esposta è anch'esso particolare, in quanto la norma è sempre accompagnata dal fine pratico che si ottiene, ma è rarissimo trovare la sua giustificazione teorica.

Così Seneca appare come un pensatore “senza testa”, prodigo in consigli, suggerimenti, buoni propositi, tutti finalizzati alla costruzione del “Saggio” e al raggiungimento della serenità dell'animo, ma nulla che lasci intravedere dietro questo apparato morale un pensiero organizzato, un insieme di idee e credenze tali da cui ha avuto origine la dottrina morale.

Il nostro studio si fonda sulla convinzione che invece questo pensiero deve pur esistere, in quanto non vi può essere nessun agire, specialmente morale, senza un antecedente teorico che lo provochi. L'unico caso possibile può essere solo una banale copiatura di comportamenti altrui,spesso insegnamenti religiosi, ma nel caso di Seneca, per la padronanza del discorso che dimostra nei suoi scritti, io lo escluderei.

No, Seneca non è un imitatore di precetti e comportamenti, la sua dottrina appare originale e sicura. Escludo quindi che il suo bagaglio teorico possa ritrovarsi in una generica appartenenza alla scuola Stoica, anche se i temi sono indubbiamente in comune.

Anzi a proposito debbo dire che la mancanza di una teoria nel nostro Autore ha fatto ritenere agli Storici di essere in presenza di un personaggio isolato tra i vari dello stoicismo romano, cosicché dopo quello ellenistico lo stoicismo sembra essersi impiantato in Roma costituendo una “scuola”, e quelli che vi hanno aderito sono stati comuni discepoli.

Per questo è fondamentale ricostruire il pensiero stoico di Seneca, al di là della sua dottrina morale, riconoscendolo come un rifondatore dello Stoicismo, e cioè autonomo e migliorativo rispetto alla scuola ellenica.

Insomma voglio dire che in Roma noi assistiamo alla nascita di una nuova scuola stoica, più matura ed avanzata della greca, ancora una tappa del progresso dello spirito stoico.

Ecco il senso delle parole “l'animo è migliorabile” o “l'animo è educabile”.

Vale per il singolo individuo come per il pensiero stoico.

Ma tutto questo non è comprensibile immediatamente dall'opera di Seneca, la quale ci mostra per così dire “la messa in pratica” del suo pensiero. A noi il compito gravoso di metterlo in evidenza, rinunciando ad una comoda collocazione del Nostro nell'ambito di una generica “scuola stoica”.

                                                                                                                   (N. 5, continua)


      oppure