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L'Unità del Pensiero |
ultimo aggiornamento: aprile 2008
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dalla "Storia della filosofia greca" di Enrico Marco Cipollini
1 - Alessandria come centro culturale Dopo la morte di Alessandro Magno si viene a creare un grave ed acuto sconvolgimento il quale determina, come abbiamo già detto nel paragrafo dedicato alla filosofia ellenistica o post- aristotelica, la formazione di diversi mondi, mentre perde come importanza centrale il “cosmo” rappresentato dalle póleis: nascono dai Successori -Diadochi- di Alessandro i regni ellenistici, graecissati “alla latina” eppoi il mondo romano.Tali regni hanno vari ed ampi contatti con il mondo orientale. Da qui la nuova concezione della logica e della morale, o etica, mentre si riprende l'insegnamento più "naturalistico" di Aristotele: lo studio rispondente alle norme esperibili. E' la nascita delle scienze particolari che vengono partorite entro certe leggi e postulati, nonché organizzazioni logiche tutte proprie. Tale avvenimento grandioso si verificò soprattutto in Alessandria tra il IV e il I secolo .Lo sviluppo filosofico non ebbe quello slancio teoretico che ebbe in Atene ma piuttosto si pose come critica delle capacità dell'uomo rispetto alla teoresi e alla gnoseologia del tutto. Ad esempio,la teoretica divenne medicina su basi esperimentabili-i grandi e famosi medici e le loro scuole-, la filosofia insomma divenne matematica e geometria, meccanica, geografia e via dicendo, per dirla con F.Adorno, Storia della filosofia, vol.I, Roma-Bari,19798.[cfr.per approfondimento e lettura i testi di scienza di o a cura di, L. Geymonat (+1991), epistemologo, M.Vegetti, F.Adorno, grecisti e filosofi rispettivamente per i tipi di Garzanti, Milano, UTET, Torino, Il Saggiatore, Milano, Laterza Roma-Bari, Feltrinelli Milano, etc.per la loro linearità, chiarezza e scientificità]. Ma la filosofia ”generale” se ne avvantaggiò di riflesso in quanto tali scienze particolari diedero notevole impulso alla costruzione ed elaborazione della filosofia medesima come discorso razionale spesso basato su posizioni geometrico-matematiche , metodologiche: era filosofia anche quella che veniva a '' competere'' -tra virgolette- con i grandi sistemi ellenici ed ellenistici. In Alessandria d'Egitto nasce il cosiddetto Museo ove furono impiegati come ricercatori i filologi , che si preoccuparono dei testi e della cura di edizioni. E' d'uopo ricordare che il libro nel mondo classico è formato da rotoli di pergamena oppure di papiro onde la intrinseca difficoltà di circolare. Qui i filologi si interessano anche dei codici (il codex è il prototipo del libro, in quanto il foglio viene piegato in due) che rendono il tutto più facile, seppur relativamente. I filosofi erano invece denominati scienziati o seguaci della filosofia d'Aristotele oppure «peripatetici», che è la medesima cosa. Si deve tutto questo ai Tolomei che furono veri mecenati e la famosa biblioteca d'Atene (quella del Liceo aristotelico) venne portata ed imitata nel grande edificio, il Museo, come quello ateniese chiamato così in onore delle muse, proprio in Alessandria e si contarono ben settecentomila volumi secondo alcune testimonianze. Lo spazio doveva essere immenso perché i libri erano arrotolati in quanto scritti su papiri (volumen), pergamene o cartapecora, (poi arrivò il libro piegato o codex, che pare esser invenzione dei cristiani o comunque da tali utilizzatissimo, e -ripetiamo- è il prototipo del libro moderno). Spazio e possibilità economiche che non si potevano concedere le póleis greche e neppure la stessa Atene. Nel Museo vi erano veri e propri osservatori celesti, sale di dissezione medica, alloggi per i ricercatori e via dicendo ,come ci fa notare più di uno storico della scienza : un vero e proprio centro studi moderno. Anche negli altri centri ellenistici si copiò tale modello (Antiochia in Siria, in Macedonia o nella nota Pergamo -che dà il nome a pergamena- nell'Asia minore oppure Rodi e via dicendo). Biblioteca e Museo furono dapprima saccheggiati nel 145 a.C. ma ancora una volta, nella prima metà del I secolo a.C., ci fu una chiusura ad interim per un incendio e per la vittoria di Cesare onde di Roma. Alla fine, la famosa e più importante biblioteca del mondo antico fu bruciata quasi completamente e poi distrutta verso il 390-1 d.C.dal vescovo Teofilo. Comunque ivi operarono Aristarco di Samo, fautore dell'ipotesi eliocentrica, l'altro grande astronomo Tolomeo, matematici come Diofanto o geografi-matematici della statura di Eratostene di Cirene, non solo astronomo di vaglia ma anche direttore della Biblioteca alessandrina dopo Andronico di Rodi. Altri celeberrimi scienziati come Euclide operarono sotto il regno di Tolomeo I così come il genio di Archimede di Siracusa. Il grande medico Galeno, anatomista e «fisiologo», studioso del Corpus Hippocraticum, si formò in tale ambiente prima d'esser attivo a Roma, contrario com'era alle scuole mediche empiriche che negavano ogni statuto epistemologico alla medicina come scienza e alle scuole mediche improvvisate nonché ai medici che miravano solo all'efficacia delle tecniche terapeutiche da loro applicate senza guardare all'insieme del corpo medico. Galeno, da grande medico, non solo alla cura guardava ma alla prevenzione ove mette l'accento con straordinaria modernità. Si lasciò da parte ogni ipotesi ontologica e si usò il raziocinio per capire i limiti e le ragioni delle capacità umane, per vagliare le capacità gnoseologiche e della prassi dell' uomo in modo immanente. Così si mossero i filosofi-scienziati di Alessandria alla pari di filosofi quale Epicuro etc.. La rinascita platonica e pitagorica (già l'Accademia cercò di matematizzare il pensiero dell'Ateniese medesimo) non poteva nascere che ad Alessandria divenuta il centro culturale per antonomasia. I neo-pitagorici riprendono un antico motivo: la prospettiva matematica dell'universo, del cosmo ovvero l'ordinato in greco antico (Tale è intelligibile grazie alle realtà prime ed assolute ovvero l'uno e la diade, donde si hanno gli enti geometrici e ogni modello ideale e si generano anche le forme sensibili : da intus-legere, da comprendere, da«intelligere». Forme sensibili ovviamente degradanti rispetto ai modelli matematizzanti ed ideali. I neo-platonici dal canto loro aspirano alla trascendenza , che è divinità, nonché esiste un demiurgo che genera il mondo, concezione che influirà sulla gnosi (vedi oltre,§2) anche cristiana..Tutto si rifà spesso al Timeo platonico, rendendo eclettico sia Platone quanto Aristotele nonché Pitagora come mistico e non come filosofo (ipse dixit fu riferito prima alla scuola pitagorica o meglio, a Pitagora prima e poi ad Aristotele nel nostro medioevo). Tale insegnamento si ebbe ad un certo Apollonio di Tiana, incerta la sua vita , ma si sa che fu scritta un'opera apologetica su di lui commissionata dalla moglie di Settimio Severo a Filostrato -III secolo d.C.-, la quale contrapponeva tale mistico neo-pitagorico a Gesù, sostenendo che Apollonio di Tiana facesse anch'egli miracoli prodigiosi. Tale è da vedere come una reazione del paganesimo al cristianesimo. E' il tempo in cui si hanno gli editori, curatori, come Andronico di Rodi, repetita juvant, che sistemò l'opera aristotelica. Si assiste in sintesi ad una cultura raffinata dell'ultima filosofia greca con la pretesa di ritornare alle autentiche opere dei maestri, in particolar modo Platone ed Aristotele. Sempre in Alessandria abbiamo assistito alla traduzione della Bibbia (Antico testamento) in greco e v'era uno scambio tra i dotti tra cui intellettuali ebrei come Filone Alessandrino detto il «Platone ebraico» (25 a.C.-50d.C.?) per il suo accentuato platonismo seppure in chiave mistico-religiosa e razionale nel contempo. Chiudendo il sintetico paragrafo su Alessandria, non bisogna dimenticare che, restaurato il culto cristiano dopo l'imperatore Giuliano (il quale richiameremo più avanti), fortemente ideologizzato e riaffermando la propria certezza sulle altre credenze religiose, nel 415 d.C. un intollerante vescovo cristiano, Cirillo, non solo distrusse un ingente patrimonio culturale del Museo ma fece sì che dei fanatici uccidessero Ipazia, nota neoplatonica, figlia del matematico ed astronomo Teone di Smirne, accusata di far perseguitare i cristiani grazie alla grande stima che Ella godeva non solo tra i pagani ma anche tra i cristiani. Ipazia è famosa per la sua teoria dell'unità e dualità dell'Uno nonché matematica e docente ad Alessandria. Comunque è il tempo in cui si diffonde il leggendario mito di Pitagora che si rivela ad uno stretto numero di adepti. Basti ricordare la basilica pitagorica del I secolo a.C. in Roma. Tale basilica era sotterranea. C'è un bisogno di religiosità e di misticismo contro le ricerche razionali: di qui la rivalutazione dei sogni, la sapienza dei magi, i riti magici, la pratica teurgica che fu ostacolata dalla chiesa cristiana. Tutto ciò dimostra la crisi delle strutture tradizionali della società e il rifugiarsi nell'irrazionalismo mistico dove esiste il bisogno di rapportarsi con il divino, dove il sapiente mistico (uvil mago(avdivengono considerati onnipotenti e onniscienti in terra, che hanno rapporti con la divinità e compiono o sono capaci di compiere miracoli (sic!).
2 - Il «Corpus Hermeticum» e l'esoterismo. Da questa crisi del cittadino, dell'uomo si capisce la copiosa produzione di testi ermetici attribuiti al dio Theuth o Thot, egizio, che venne identificato con Hermes, il dio greco messaggero di Zeus nonché suo interprete e dio della parola. Tali scritti sarebbero dati all'uomo da Hermes.Dio è inconoscibile ma si può giungere a lui tramite culti religiosi, seguendo inoltre gli insegnamenti da lui dati da tale depositario del sapere divino e scriba degli dèi nonché guida dei morti egizio. Ermete Trismegisto, alla lettera " tre volte il più grande", è pneuma ( soffio della salvezza di un dio ineffabile da parte dell'intelletto logico però, tramite il mondo, si possono vedere le sue tracce grazie a formulari magici, alchemici, rituali -ben diciasette libri in greco- e l'unico in latino- Asclepius, (il diciottesimo), il quale parla dell'anima e della sua liberazione dal corpo. Nel cosiddetto Corpus Hermeticum, si capisce che la divinità -pur inconoscibile appieno- si può comprendere almeno imperfettamente, purificandoci. Stiamo entrando nel fenomeno complesso della gnosi -che come dice la parola, è conoscenza- ovvero modalità di conoscenza riservata a pochi eletti che, tramite un afflato mistico-conoscitivo-, ci dona un incontro con il dio:la cosiddetta nota illuminazione divina. La gnosi, insomma, da sola riscatterebbe l'uomo ed è conoscenza a sé bastevole. Da qui la purificazione dalla materia e comprendere che la caduta nel mondo terreno è dovuta al peccato. C'è chi, seguendo una vita ascetica (o viceversa, non riconoscendo più la morale convenzionale, cade invece nell'orgiastico) e i rituali ermetici, può cogliere le forze spirituali come i «demoni» - “genî” in latino- o forze spirituali viventi nel cosmo. Donde l'importanza dell'astrologia1 poiché tutto è ascritto nella provvidenza -da pro- video, vedo prima onde provvedo- tramite gli astri con le sue influenze sull'uomo.Chi segue tali pratiche e il richiamo del dio, si distacca dal corpo [ricorda sempre il solito motivo:della scuola pitagorica , ovvero il corpo è la prigione dell'anima] per ricongiungersi non solo a Dio, ma riconoscersi originariamente divini per natura. Ma in codesta crisi dell'uomo si inseriscono anche altri orientamenti esoterici come gli Oracoli caldaici, un eclettismo tra tradizione babilonese e pitagorismo mistico ( sempre da, taccio, dalla radice sanscrita mu, alla lettera «mettersi perpendicolarmente un dito sulle labbra chiuse»), scritta tale opera da Giuliano il Caldaico nel II secolo d. C.. Tale teurgo, Giuliano, scrisse in esametri sentenze ed oracoli attribuiti ai magi orientali. Tale opera, gli Oracoli caldaici, ebbe fortuna tra neo-platonici come Porfirio, Proclo, Giamblico ( quest'ultimo è autore, fra l'altro, Dei misteri, ora anche in ed. economica, collana "Bur" della Rizzoli, Milano 2003), che misero in luce l'aspetto propriamente teurgico. Una forma di teurgia rinacque nel nostro Rinascimento con la riscoperta delle humanae litterae (pensiamo a Ficino traduttore degli Inni orfici, di Plotino e dei neo-platonici, cultore della magia e dell'astrologia che influirebbero sull'uomo, nonché autore di una sua Theologia platonica. Per approfondire tale filosofo, vedi E.Garin, Storia della filosofia italiana, Torino, 1978, vol.I, 3° ed. dell'opera ampliata apparsa per la prima volta a Milano nel 1947). Assistiamo a codesta crisi spirituale anche grazie al ritorno dell'Orfismo (Inni orfici), di cui abbiamo già parlato all'inizio della presente trattazione nei primi §§ del capitolo I, la cui fama era già diffusa nel VI secolo a.C.. Ma nel periodo alessandrino si ebbe una fiorente rinascita. Infatti si conservò, grazie ai filosofi neoplatonici, in tal epoca un altro scritto orfico dal titolo Teogonia rapsodica. Ma fenomeno ben più importante è la gnosi (tale non nasce col cristianesimo ma a tale viene riservato un posto d'onore ed è ben documentata negli scritti anonimi la Natura degli Arconti, l'Origine del mondo, Pistis Sophia, nonché l'Apocrifo di Giovanni mentre il Vangelo della verità è di Valentino, noto gnostico egizio). Dapprima pagana tale tendenza mistica-teosofica (gnosi dal greco ant. «conoscenza», ma, in tal caso, «perfetta delle cose divine») si diffuse nel cristianesimo, originando una eresia. Tra Dio, «eone perfetto» e la materia esisterebbero «eoni» imperfetti e degradanti, inferiori. C'è anche un distacco netto tra Dio e Materia per statuto ontologico, un abisso tra Spirito e Materia, donde il bisogno di adepti illuminati per ricongiungersi al lógos supremo, alla divinità. Tale è il carattere simile a tutte le gnosi come nel Vangelo della verità valentiniano, dove la divinità (l'Abisso-il principio maschile-e Silenzio-principio femminile) crea contrapposte dualità: bene e male, spirito e materia e Gesù non è che un «eone» salvifico; dopo il battesimo infatti Gesù diviene la potenza celeste o «eone Cristo». Comunque la salvezza dell'uomo non è universale, molta umanità rimarrà esclusa donde l'elitarietà tipica della gnosi in contrasto con l'insegnamento cristiano basato sugli evangeli, anche se non si può tacere che nel Vangelo secondo Matteo, capitolo 13°, esiste nel versetto 11 una proposizione molto discussa e discutibile anche se non si parla di gnosi) ma di “gnonai” - I discepoli chiedono a Gesù del perché parlasse in parabole -versetto 10- e Matteo gli fa dire che a loro, discepoli ( cioè eletti), è stato data la capacità di intendere i misteri del Regno dei Cieli, invece agli altri no. Quindi anche in Matteo un inizio di gnosi ? Anche se inconsapevolmente ? Su tale punto aveva discusso anche il filosofo spiritualista francese Jules Lachelier, cercando di intravedere in certi storici della filosofia la nascita della gnosi cristiana proprio dal passo matteano. Ma anche il Vangelo secondo Giovanni con la sua formulazione teologica platonizzante, che è un tripudio della fede cristiana, (In principio erat Verbum/ et Verbum erat cum Deo...) e tutto il primo capitolo nonché la condanna di tutto il popolo giudeo-a differenza di Matteo (23,33) legato ancora al giudaismo in cui Gesù esclama «Serpenti, razza di vipere» ai farisei - figlio di Satana, del Male contrapposto alla luce divina possono ben dirsi essere un brodo di coltura per gli gnostici (cfr.Gv.,8;42-44). Dio crea le altre genie mentre Satana i giudei ? Ciò non lo dice Giovanni l'evangelista, lì si ferma. Ma non impediscono tali parole ai cristiani di cadere nella gnosi, di trarre le debite conseguenze ? In fondo anche il grandissimo dotto cristiano Origene non cadde nella gnosi seppur «ortodossa» ? Guardiamo ora ad un testo dichiaratamente gnostico come la Pistis Sophia, titolo greco che significa «certezza nella fede (e) sapienza», testo gnostico greco del III sec.d.C. in lingua copta databile un secolo dopo circa. Tale scritto, la Pistis Sophia (“credenza o fede-sapienza”), non è integro ed è stata redatto di certo da più mani e in epoche diverse. Parlano, i frammenti, della liberazione di Sophia dal Chaos e del Redento dalla morte, Gesù, che ritorna per la seconda volta in terra e di Maria Maddalena e delle varie sentenze. Tale opera si presenta come un sopperire all'ortodossia riconosciuta dalla Chiesa, in quanto tutto avviene grazie alla redenzione gnostica. In breve la gnosi cerca teosoficamente di giustificare come l'Uno -Dio può dare la molteplicità, il male, la materia:da qui il motivo comune gnostico della degradazione delle forze celesti in «eoni» e la pretesa gnostica di giungere alla salvezza tramite teorie capite solo da pochi eletti nonché -come ogni scritto gnostico- guardi alle varie religioni come simili tra loro. Ma non bisogna dimenticare i culti che già erano sorti in seno dell'esercito come quello del salvatore Mitra, il quale sì muore ma poi risorge. Tale religione si fuse con il culto del Sol Invictus, il sole invincibile, e codesta credenza non mancò d'affinare la spiritualità dei Romani. Il culto di Mitra risale ben oltre a quattromila anni fa in Persia. Nasce, Mitra, da una grotta, e sorge per illuminare il mondo tutto. Luce del mondo che porta fertilità e benessere:la guida per uscire dalle vie tenebrose ed oscure per aiutare la salvezza dell'uomo. Mitra è il sole alla sua acmé, mentre Cautes e Cautopates, due figure maschili, rappresentano in tale trinità l'uno il sole nascente o aurora mentre l'altro il tramonto. E' bene ribadire che Mitra e i due portatori di torcia, Cautes e Cautopates, formano un simbolismo unico delle fasi del sole. Per redimere l'umanità i mitraici sacrificavano il toro e la sua carne veniva distribuita ai fedeli in un simposio rituale ove si rappresentavano i mali del mondo e le energie per superare tali dolori e il sangue taurino usato come battesimo. In codesta religione c'era lo spargimento, in tal caso del sangue, come elemento di purificazione e di comunione con il divino. Esistevano comunque tante coincidenze con il cristianesimo come il battesimo, il pasto sacrificale e la domenica santificata. Ricordiamo che «domenica» venne chiamata poi, ma prima era Dies Solis ovvero il giorno del Sole, così come Sunday e Sonntag sono rimasti nella lingua dei britanni e dei germani, che subirono l'invasione romana- inoltre la nascita di Mitra cadeva il 25 dicembre ed una rigida condotta morale degli adepti contraddistingueva proprio i mitraici. E' molto probabile che fosse accolto tale rito anche da classi sociali abbienti come dagli schiavi. E' quasi certo che il noto imperatore Costantino, che si diceva convertito al cristianesimo, fosse un seguace fedele di Mitra e infatti fu lui stesso in un suo decreto a santificare la domenica in quanto «dedicata» «(al) venerabile giorno del Sole», cioè quando l'imperatore, era da anni ufficialmente cristiano nel 312, forse come dicono alcuni egli si convertì «per puro calcolo politico». Al di là di ciò, la data di penetrazione del culto mitreo è difficile da stabilire: per alcuni risalirebbe alla sconfitta e cattura di pirati cilici, oggi la Cilicia è una regione della Turchia, da parte di Pompeo nel 62 a.C. come testimonia Plutarco, per altri invece il culto in Occidente -e in specie a Roma -penetrò sotto il regno dei Flavi, verso la metà del I secolo d.C. e precisamente nel 72 con l'annessione della Commagene (così sottolinea l'Enciclopedia Garzanti di Filosofia, ad vocem, Mitra, Milano I993, 2°ed.) e il rientro quindi «della legione XV Apollinare dall'Oriente in Pannonia», ibidem. Noi propendiamo per quest'ultima versione come si è visto all'inizio ma, comunque sia, il culto di Mitra fu di fatto “ritenuta“come religione imperiale e sentita veramente con grande risonanza. Molti riti esoterici promettevano l'immortalità ai singoli e troveremo culti diversi e molteplici che vanno da Iside a quello persiano, sebbene rinnovato, di Zarathustra o Zoroastro. Non è cosa straordinaria, come si sa, che il cristianesimo inglobasse molti riti pagani, trasformandoli in culti cristiani che ivi non stiamo a ribadire. L'ultimo mitografo è Nonno, un egiziano di Panopoli , di cui si hanno notizie incerte, che scrisse, tra l'altro, le Dionisiache. ******* NOTE: 1) Se l'astrologia, si pensi ai Caldei o ai pensatori di Mileto agli inizi del filosofare, risultava una fonte di conoscenza e di cultura (dal lat. colere da cui cultus) per auscultare e indagare i segreti dell'universo, qui ha un significato deteriore, come influenza mistica degli astri sul destino umano. Sulla gnosi vi sono numerosi studi ma è bene attingere alle fonti, ora anche in tr.it. in Testi gnostici per la UTET di Torino, voll.2, più edizioni. ENRICO MARCO CIPOLLINI
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