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L'Unità del Pensiero |
ultimo aggiornamento: marzo 2005
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PER UNA DIGNITA’ COMPLETA DELLA
FILOSOFIA
( excursus su un
problema filosofico fondamentale ) Devo cercare la forma. Ciò significa astrarre le varie proprietà della mela. Il sapore, il colore sono stati chiamati qualità secondarie mentre la forma sferica della mela, qualità primaria. Nel momento che faccio tale processo, tolgo il
colore rosso, il sapore e mi rimane - sempre astraendo – la forma che è la
sfericità. Però non mi è rimasto un bel
nulla della mela, togliendole il sapore, il colore etc… . M’è rimasta la
forma sferica. Una persona non mangia la forma sferica, ma bensì
degusta la mela con colore rosso, con un determinato sapore. Bisogna dire che Platone era
stato più convincente : per lui il cavallo non era che una brutta copia
dell’idea di “equinità” ma almeno tale brutta copia (
il cavallo ) non perdeva nessuno dei suoi attributi. Ma i guai non sono ancora finiti : c’è un vescovo anglicano irlandese di nome Berkeley che pone una questione a prima vista assurda. Cerchiamo di esser capibili. Se io esco dal cinema per andare a comprare una bibita, come faccio ad esser certo che la ragazza che ho lasciato nella poltrona di quinta fila e tutto il locale sono ancora là ? Sono sicuro, dice il vescovo, che la ragazza è nel cinema ( che non era stato ancora inventato ) etc… solo quando io la percepisco. Ed ha ragione. La soluzione è meno ragionevole in quanto ricorre ad un garante ( Dio ) di tale percezione continua dell’essere. E’ il famoso esse est percipi :
la più pesante ed acuta critica al concetto di materia. Ma era stato in
fondo Cartesio a provocare tutto questo pandemonio. Aveva affermato che la
certezza dell’esistere è il mio pensiero : cogito ergo sum
: penso = sono ! Vico, grande quanto povero e ignorato, aveva
confutato l’affermazione cartesiana : lo scettico non
dubita di essere né di pensare. Kant si
trova a combattere tra scetticismo e razionalismo. Con una trovata geniale,
divide l’intelletto dalla ragione. Con l’intelletto ordina il mondo, la natura mentre la ragione non è per nulla scientifica. Kant capisce che bisognava analizzare il
funzionamento dell’organo che fa filosofia, scoprendo le famose forme a priori
che sono il modo di funzionare dell’intelletto. Per primo bisogna procedere alla soluzione dei
problemi. Ecco perché il titolo di Kant : Critica della Ragione Pura : della ragione
teoretica, della “ragione” conoscitiva. Se si vuol salvare le scienze tutte, bisogna vedere
dove la mente intellettiva :ha errato proprio non analizzando la mente stessa. E’ la forte critica
di Kant al maestro Wolff. E gli
empiristi ? Hume aveva reso impossibile la
creazione di una scienza, allora perché non lo critica ? Proprio perché Hume dubitando di tutto, lo aveva
fatto “ svegliare dal suo sonno dogmatico “ eppoi
Hume, l’empirista Hume non era che l’apice
dell’empirismo iniziato con John Locke? Criticherà Wolff per non aver analizzato la mente e gli empiristi- ( Locke soprattutto) - per aver sensibilizzato i concetti. Faccio un esempio : avere
il concetto di rosso non significa che il concetto diventi rosso.Il concetto
di qualcosa non è quel qualcosa: Il concetto di Dio non è Dio, il
concetto di animale non è l’animale e via dicendo. La
mente è, dice Kant, attività che ordina il mondo dove vige il caos. Questa è la scoperta grandiosa : la mente non passiva ma che attraverso le forme ( modi di
pensare ) ,ordina il mondo, legifera. Siamo
noi, tramite le forme, a classificare un oggetto e via dicendo. Tale
attività mentale è detta trascendentale cioè supera i
puri dati esperenziali tramite le forme mentali che
sono “ già “ nella mente stessa, sono il
loro modo di funzionare. Quando
l’uomo s’affaccia al mondo ha subito due intuizioni :
spazio e tempo ( estetica da aisthesis = sensazione ). L’uomo ordina il mondo dapprima temporalmente
e spazialmente, tramite le forme intuitive di spazio e tempo , forme
che non sono della natura, del mondo, bensì modi di funzionare dell’intelletto
o “ trascendentali “ che superano l’esperienza Spazio e tempo non sono categorie bensì intuizioni formali, da cui nasceranno,
secondo Kant, la matematica ( tempo ) e la geometria ( spazio ). Per
la prima volta, l’uomo può ragionare con la propria testa e fare a meno del
solito garante ,ex-machina,
Dio. Dio se esiste o
meno non lo può dimostrare l’intelletto ma diventa
compito della ragione che non è scientifica. La ragione può pensare tutto
ma non dimostra nulla di certo. ( Verità di ragione e verità di fede ). Ora , seguendo il
ragionamento di Kant ovvero che l’intelletto ordina tutto, non è difficile
giungere alla conclusione che se l’uomo non esistesse, non esisterebbe neppure
il mondo. Kant si è rifiutato di
ammettere questa estrema conclusione ma l’idealismo vero e proprio nasce di
qui. Il passo è breve
: riunendo intelletto e ragione, è l’uomo che fa il mondo. Chi veramente ha innalzato l’idealismo a vera
concezione del tutto è Hegel. Il filosofo tedesco è chiaro anche se può apparire molto contorto. Dapprima sgombra ogni pretesa che un
predicato possa esaustivizzare
la Realtà. Facciamo degli esempi: la
realtà è bianca ( perché non rossa o blu ? ), la realtà è rotonda ( perché non
triangolare ? ) .
La realtà è il tutto, quindi. Tale realtà è razionale e si dipana nella logica
dialettica. L’Essere, per essere tale, deve
differenziarsi dal Non-Essere(Antitesi). .
Ora l’Essere ( tesi )
e il Non-Essere ( antitesi ) hanno
una sintesi che contiene sia Essere che Non Essere ma li supera : è il Divenire. Nel sistema filosofico di Hegel ci sono tutte le
premesse del suo rovesciamento : la sinistra hegeliana
e Marx. L’uomo è il tutto : è
assieme spirito e materia. Costruisce grattacieli come la filosofia, le
matematiche e le scienze. Orbene, siamo d’accordo su quanto detto ma resta fuori la Natura. Chi è che crea la Natura ? Si riaffaccia il neo-idealismo e riprende alito lo stanco spiritualismo infarcito di pratiche esoteriche come la New Age,che pur si ritaglia un posto importante ,facendo presa sui giovani sprovveduti per crisi del valore in sé e per sé. Il neo-idealismo ripropone l’immanenza : la coscienza crea tutto, lo spiritualismo riprende il concetto di Dio che era uscito malconcio da Hegel e dal marxismo. Comunque era impossibile ripensare come
prima anche perché c’era stato Nietzsche tra l’altro. In questo panorama si innesta l’esistenzialismo propriamente detto ( Heidegger in Germania,Sartre in
Francia ). E’ verissimo che tale teoria filosofica s’accentua
con le crisi della guerra e con quella del tramonto
dell’occidente quale conseguenza , però ha
un’originalità indiscussa, nonostante la “moda “di cui è stato fatto oggetto. L’uomo era stato sempre al centro dell’universo ( antropocentrismo ) : ora non è che
una cosa tra tante cose, è un ente come un sasso o un albero. Viene al mondo
senza una ragione, triste prende coscienza che dovrà morire e sparisce nel nulla. L’uomo è un essere non l’essere
per eccellenza. Un essere che si rende conto
del suo destino, senza garanzie divine di un Aldilà. Prima si esiste eppoi si è. Questa è la rivoluzione esistenzialista.
Meno mistico di
Heidegger è Sartre : l’uomo
può comunque far valere la propria impronta, lottando. Cosa fa di diverso l’uomo da un
albero o da una scimmia? La sua capacità di lottare. Solo superando ostacoli,
l’uomo si differenzia dalla scimmia. Sartre chiama in
causa la volontà però c’è questo anelito a cambiare ( volontarismo etico ). Oggi la filosofia è spezzettata :
filosofia del linguaggio, della scienza.
Sembra esser morta o vivere di una luce riflessa. Sembrare non significa essere :
la crisi colpisce i fondamenti d’ogni scienza compresa la fisica. Il neopositivismo è
crollato, la stessa nozione di” fatto”
è discutibile. Donde la
discutibilità della pretesa oggettività. La scuola di Popper
si è divisa tra anarchismo epistemologico e logica
della scoperta (Lakatos). La crisi investe
tutto, c’è la necessità di ripensare dall’inizio, non dispregiando il
passato ma rileggerlo con cura. Il socialismo reale è crollato ma
neppure il neocapitalismo sa dare risposte nonostante i suoi corifei. Chi bussa alle porte della storia,
rivendicando i propri diritti, è un soggetto sociale nuovo :
gli esclusi, gli emarginati i quali consumano solo il 20% delle ricchezze del
pianeta. E’ il terzo o
quarto mondo che chiedono un posto nella Storia,
quel posto che l’Occidente continua a negargli. La problematica filosofica deve
tenere conto di un pensiero planetario con inimmaginabili problemi,
ma irrimandabili. |