L'Unità del Pensiero


ultimo aggiornamento: aprile 2008

 

 

 

La metafisica dei bambini paragonata a quella degli adulti

 E’ la meraviglia, lo stupore, che costringe gli occhi al cielo in una notte stellata. E ugualmente in una comunità di ricerca fatta di bambini di 5° elementare e io insegnante,la stessa meraviglia e stupore costringe a guardare dentro noi stessi e a portar fuori pensieri.

 

...Che voi avete delle idee…come fate a saperlo?, chiedo ai ragazzi. La discussione si fa animata.

 

“Per capire che ho delle idee devo pensare, ma per pensare ho bisogno delle idee”, mi rispondono.

 

Intuizione felice, merita di essere approfondita. Prendiamo a ragionare delle idee. L’infinito nel limitato: l’idea di albero. Penso all’infinito in matematica quando tra due numeri razionali, per quanto vicini, ce ne sono infiniti maggiori del più piccolo e minori del più grande; ad esempio, sono infiniti i numeri razionali compresi tra 0 ed 1: sono tutte le frazioni che hanno il numeratore più piccolo del denominatore. E tra la determinazione di un albero e un altro? Ugualmente l’infinito.

 

Concetta afferma: “Nell’idea di albero tutto è possibile”. Qualcun altro aggiunge: “E’ possibile che l’albero come idea abbia i rami spezzati, che sia senza foglie o con tante foglie, è possibile tutto, però bisogna parlare sempre di albero” “Altrimenti” ribadiscono i bambini, “se parliamo di sedie, sarà l’idea di sedia e non più idea di albero”.

 

Altre parole, altri pensieri per dire in forma elementare il principio di identità e non-contraddizione.

 

Nella testa delle persone ci stanno le idee e non gli oggetti. Ma il modo in cui ognuno di noi si rappresenta l’idea di albero cambia. Mi va di proporre ai ragazzi di rappresentare con un disegno la pace, l’amicizia, la libertà: idee che non hanno oggetti corrispondenti nella realtà. Idee che talvolta non vivono nemmeno quel limite che invece riferiamo all’idea di albero, dove ci sta tutto quel che appartiene all’albero e non ad altro.

 

Quando la pace ammette la guerra…resto a pensarci, lascio in sospeso la discussione, mi limito a commentare i disegni, un ragazzo disegna un prigioniero di là dalle sbarre, poi lo riprende libero e scrive a fianco: la libertà, il giorno dopo. Come se la libertà fosse qualcosa che non è del presente, ma appartiene al domani, tutta ancora da conquistare.

 

L’osservazione, il toccare, il vedere, consentirà poi di cogliere gli aspetti particolari che fanno di un albero, quell’albero e non un altro. “E’ importante” intervengono i ragazzi, “il vedere e il toccare, ma anche il sentire se sono uccelli, oppure il gustare se è una torta”. “Perché toccare e vedere”, aggiungono, “fa capire se una cosa è vera”.

 

Mi va allora di chiedere quando una sedia è davvero una sedia. E gli alunni di nuovo ad elencare tutte le possibili soluzioni dell’essere sedia, anche attraverso rappresentazioni grafiche: di carta, di plastica, di vetro, di piccole dimensioni, di matite sovrapposte, così le disegnano; a sottolineare che è la forma a determinare a stabilire l’oggetto.

 

“Ma”, conclude Davide, “E’ davvero sedia se mi ci posso sedere”.

 

“E un gatto quando è davvero un gatto?”, provo a chiedere. E i ragazzi: “Se cammina e corre può anche essere un giocattolo che va a pile, ma se scappa d’improvviso perché ha paura del cane allora è davvero un gatto”. “E se gli batte il cuore”, un altro alunno aggiunge.

Le emozioni, i sentimenti, i ragazzi sanno bene che gli stati d’animo non appartengono al mondo inanimato. Un gatto, invece, che respira, che ha bisogno di mangiare, che ha paura, non può essere un giocattolo ma è vero.

 

E un uomo, oppure una donna, o un bambino o una bambina, quando diciamo che è vero? “Quando parla perché ha pensato cosa dire”, questa la risposta unanime dei ragazzi.

 

                                                              PINA MONTESARCHIO

 

 


      oppure