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L'Unità del Pensiero |
ultimo aggiornamento: aprile 2009
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Il secolo XX ha visto molti e importanti studi sul tema dell'Inconscio umano, come mai era accaduto prima. Nuove scienze, come Psicologia e Psichiatria, cercavano una legittimizzazione su base scientifica, e l'occasione si presentò soprattutto con la Psicoanalisi del medico viennese Sigmund Freud. L'inconscio entrò di diritto, grazie a Freud, nelle più importanti teorie della personalità. Dopo di lui si sono avute altre scuole, altre teorie come quelle di Jung ed Adler, ma in sostanza l'Inconscio freudiano ancora oggi "regge", e nel breve spazio di queste note cercheremo di darne le caratteristiche più salienti. La concezione freudiana dell'Inconscio è alquanto definita: uno, è il luogo da cui provengono le pulsioni sessuali, e che cercano di affiorare alla coscienza; due è il luogo dove esse vengono respinte in quanto soggette a censura da parte del repressivo Super-Io (entità psicologica dovuta alla cultura dominante, all'educazione, ecc.). Freud non uscirà mai da questa concezione pansessualista, certamente biologica e materialista, anche se nell'ultima parte della sua vita il suo pensiero assumerà toni filosofici con la teoria di Eros e Morte (come principi psicologici antagonisti). Alle dinamiche inconsce, così concepite, va addebitato il sorgere delle patologie mentali, le nevrosi e le più gravi psicosi. La variante più famosa al pansessualismo freudiano è costituita dalla teoria di Jung: per lo psicologo svizzero l'Inconscio è portatore di simboli universali, ossia gli archetipi, ecc. In ogni caso quasi tutti concordano che l'Inconscio si esprime per simboli, che contiene materiale di vario genere responsabile dello psichismo e del comportamento umano, ma nessuno dice "chiaro e tondo" che l'Inconscio contiene soprattutto conoscenza, anzi meglio, in esso si nasconde la Verità dietro le parvenze simboliche del sesso, degli archetipi, dei sogni, della follia, ecc. Questa è l'importante svolta che va compiuta. L'Inconscio è la sede della spiritualità umana, che chiede di affiorare in un Io oggi malato ed irrigidito dalle istanze sociali, un Io che è solo un disperato intelletto senza radici. In questo senso l'Inconscio è Logos, linguaggio, poiché è conoscenza, informazione. Questa concezione permette anche di conciliare la mente occidentale con quella orientale: l'Io è l'Essere fenomenologico, ma anche l'illusione, Maya, mentre l'Inconscio è il non Essere, ossia quello che per il Buddha è il nulla, cioè il mondo non fenomenico . Quando si dice "ricercare il proprio Sé" si deve cercare nell'Inconscio; altrettanto quando si dice "conosci te stesso". E' la sorgente delle nostre intuizioni, della nostra metafisica. Dell'Io si può fare a meno, dell'Inconscio no. Caro Kant, non è la metafisica che va gettata alle ortiche, ma l'intelletto, gloria e vanto della cultura occidentale, arida e fallocratica, anzi, ormai per fortuna in decadenza non reggendo più il giudizio della storia ...... (continua)
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