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ITALIA: IL PROBLEMA
DELLA MORALITA'
Il
"Bel Paese" è senz'altro straordinario in tutti i suoi
aspetti, che forse lo rendono unico al mondo. Razionalità ed irrazionalità
si confondono, si alternano, si sovrappongono, come nel film di
Totò "miseria e nobiltà", una esposizione emblematica
delle contraddizioni italiane. In Italia c'è il bello e c'è il brutto,
il buono e il cattivo, il cattolico praticante e l'ateo incallito,
il furbo e lo sciocco, il ricco e il povero, il professore e l'ignorante, paesaggi
meravigliosi e natura devastata, grandi supermercati e mercatini sotto-casa,
abili industriali e imprenditori della bancarella, madri di famiglia
e prostitute sulle strade, ci sono i preti ma c'è anche Pasolini,
e poi da ricordare quello che Mussolini stampò sulla facciata del
palazzo dell'Eur a Roma: "un popolo di eroi, di santi, di trasmigratori,
di scienziati, di artisti, di poeti, di pensatori.....", e
chi più ne ha più ne metta ! Ed infine non dimentichiamo che l'Italia
è anche il Paese dei grandi miracoli, degli interventi divini, degli
antichi Romani, così come è il paese della mafia e delle stragi.
Si potrebbe continuare quasi all'infinito, ma credo che ogni Italiano
comprenda quello che si è detto. Questa poliedricità, se pur
interessante ai fini folkloristici, non fa bene al Paese, e gli
effetti si manifestano a tutti i livelli restituendo una serie
di "malfunzionamenti", talmente noti, da mettere in bocca
ad ogni Italiano (almeno quelli sensibili) l'espressione "Paese
da quarto mondo". Questo articolo, nel breve spazio concesso,
non può analizzare i complessi fattori storici, civili, sociali
e culturali che hanno portato il Paese a questo stato di cose:
ad esempio la sua giovane "Unità" (1860), i divari tra
Nord e Sud, due guerre perse, l'instabilità politica cronica, la
quasi mancanza di ricchezze interne (noi non abbiamo miniere o giacimenti
importanti, né petrolio o risorse del genere). Una analisi esauriente
di questi fattori ci porterebbe sino al lontano Rinascimento, almeno
sino all'Italia feudale. Ciò che vorrei evidenziare invece è
un male comune che affligge il nostro Paese, che non lo fa
crescere, che non gli permette di maturare e portarsi al livello
dei Paesi civili. Un male che si manifesta nell'arte di "arrangiarsi",
nel "menefreghismo", nell'individualità tutta italiana
sempre dannosa all'interesse sociale, un male che si esprime
in un potere (non solo politico) corrotto e vissuto come affare
o malaffare. A questo male io dò il nome di "anarchia",
ma occorre intenderci bene sul significato del termine. In questo
contesto definiremo l'anarchia mediante il suo contrario, ossia
ciò che non è, ed il suo contrario è la moralità. In un Paese moderno
e civile moralità vuol dire "esistenza di regole", che tutti sono tenuti
a rispettare, con lo scopo di realizzare il bene comune. Se non
vi è, il Paese è in uno stato anarchico, tutti fanno quello che
vogliono, risulta incontrollabile, per cui basta rispettare solo
la "condizione
necessaria" imposta dalle leggi. Ma se le leggi rappresentano
una condizione necessaria al vivere civile, non possono costituire
da sole una condizione anche sufficiente. Questo dobbiamo comprendere
noi Italiani, che non si può vivere "rasentando" le leggi
dello Stato, che queste da sole non assicurano il bene comune, e
che l'anarchia fa ricadere i suoi dannosi effetti su tutti. Certo,
ai Furbi questo non importa. Loro hanno l' "amico" che
li aiuta, o il politico di turno, se non il mafioso. Che importa
se la Sanità è in uno stato penoso, se le scuole vanno in rovina,
se i servizi pubblici fanno schifo: l'Italiano "potente",
quello dalle ingiustificate ricchezze (e ce ne sono molti, troppi),
è al di sopra di tutto questo. E non voglio continuare, per non
fare una brutta lista di ciò che nel nostro Paese andrebbe
definitivamente eliminato come vergogna ed esempio di inciviltà.
Dunque occorre la moralità, tanto è vero che i Romani di duemila
anni fa già parlavano non di corruzione delle leggi, ma di corruzione
dei costumi. Avevano già acquisito un concetto che noi, moderni,
tardiamo a capire. La conclusione di questo breve scritto vuole
indicare come obiettivo primario, per la crescita civile del Paese,
la moralizzazione della vita pubblica e privata. Se ciò non accade,
al di là delle chiacchere dei politici che promettono il cambiamento,
niente muterà in Italia. Ma per realizzare il nuovo occorre un programma,
e un programma può essere realizzato solo da un potere politico
che se ne faccia carico e da cittadini onesti che lo sostengono.
Ma esistono forze oggi in Italia capaci di traghettare il Paese
da uno stato di "interesse privato" ad una condizione
che privilegi l'interesse pubblico, ossia di tutti ? Esiste una
cultura portatrice del concetto di moralità ? Lascio la risposta
al Lettore, ma di una cosa sono certo: la moralità è un ideale,
e se non vi è oggi, vi sarà necessariamente domani. La storia ci
insegna.
Giovanni Sansonetti
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