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L'Unità del Pensiero |
ultimo aggiornamento: marzo 2005
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L'evoluzione del pensiero: IL PENSIERO DEL LINGUAGGIO Il percorso della paura
di Luciano Peccarisi
L'antenato umano senza parole era simile ad uno scimpanzé intelligente, ma privo di quelle caratteristiche così peculiari dell'uomo moderno. La sua visione del mondo era coerente ma, come gli altri animali, tutta concentrata sul presente. Lo testimonia il motto dei pigmei, una delle ultime popolazioni rimaste “se non è qui ed ora che importa dove e quando?”(1); o dei Piraha, 200 indios dell'Amazzonia, “ lontano dagli occhi, dalla portata delle mani, dal raggio delle frecce, nulla conta”(2). L'uomo non parlava; ma nessun essere vivente lo faceva. Tutti, tuttavia, possedevano una mente con schemi di comportamento con cui ordinare l'esistenza, e meccanismi d'acquisizione d'elementi di realtà, senza dei quali non avrebbero potuto camminare, volare, nuotare, scappare, strisciare, scavare o correre. Nell'uomo, e negli animali più simili a lui, il cervello sembra capace di ritagliare la realtà in singole porzioni discrete, dotate di un significato (categorie), formare poi insiemi, astrazioni e generalizzazioni (i concetti). Lo scorrere incessante di questa realtà interiorizzata forma quello che noi chiamiamo “ pensare”, in gran parte di natura innata e in parte maturata a contatto con l'ambiente. L'uomo d'oggi non è più quello di ieri. Pensa e parla; e il linguaggio lo differenzia nettamente da tutti gli altri esseri viventi.
Pensiero muto
Gli animali, come dice Davidson, "pensano e ragionano, ossia fanno considerazioni, controllano, rifiutano e accettano ipotesi. Animali di questo genere agiscono in conformità a motivazioni, talvolta dopo aver riflettuto e aver immaginato conseguenze e soppesato probabilità”(3). I cuccioli appena nati sanno quello che devono fare e gli scarsi insegnamenti dei genitori non sarebbero certo sufficienti se non avessero già un bagaglio d'informazioni, credenze, tendenze, capacità e conoscenze. Il pensiero ereditato è pronto ad essere messo in azione, sono in carica, come una trottola che messa a terra comincia subito a girare. La leonessa calcola almeno dieci metri la distanza dallo gnu prima di scattare e se un gruppo di iene si avvicina può rinunciare all'impresa; quindi osserva, riflette, valuta e trae conclusioni. Ha “configurazioni mentali”, come le chiama Damasio, che “convogliano aspetti delle caratteristiche fisiche degli oggetti e possono trasmettere la sensazione di gradimento o avversione che si può avere per un oggetto, i piani che si possono formulare a suo riguardo o la rete di relazioni di quell'oggetto tra altri oggetti"(4). Queste immagini visive, uditive, tattili, di luoghi, tempi e spazi, sono immagazzinate nella memoria, pronte poi ad essere rievocate. Gli animali hanno pensieri ordinati ed efficaci, sia pure semplici e rigidi. In caso d'imprevisto (ad esempio il guinzaglio del cane che s'impiglia intorno ad un palo) rimangono in balia degli eventi e non sanno cosa fare, spesso si perdono in un bicchier d'acqua. Anche noi, come gli animali, possediamo rappresentazioni mentali. “Le rappresentazioni sono l'essenza della nostra vita mentale e niente di ciò che esiste può diventare una cosa per noi se non riusciamo prima a rappresentarcelo mentalmente “(5). Somigliano a ciò che è all'esterno, ed è come se le “vedessimo” nella testa. In qualche modo sono analoghe alla realtà; la riproducono al punto giusto, come fotografie, quadri, disegni, figure, ombre, sculture, schizzi; pur non essendo nulla di tutto questo. “I dati sperimentali più robusti che sostengono l'ipotesi delle immagini mentali sono tratti dai cosiddetti esperimenti di rotazione (Shepard e Metzler 1971) e di scansione (Kosslyn, Ball, e Reiser 1978)”(6). Soggetti umani sono capaci di far ruotare mentalmente immagini o i descriverne i dettagli in mappe immaginarie. Tecniche d'imaging ci dicono che medesime popolazioni neuronali si attivano quando l'individuo nomina o ricorda le stesse cose; e con grande capacità di discriminazione. Il disegno di un cammello attiva aree che restano invece silenti quando si osserva un disegno di un artefatto (per esempio una stufa a carbone) del tutto simile sotto il profilo grafico. Discriminazione che avviene perfino se si pensa in modo diverso, automaticamente o proposizionalmente, se si ascoltano parole corrette ma astruse, in lingue straniere oppure racconti comprensibili. Solo in quest'ultimo caso l'immagine è spettacolare, il cervello che capisce la storia attiva un gran numero di aree cerebrali. Una parola o un'immagine comprensibile attiva aree diverse: la parola canguro ad es. “attiverebbe popolazioni di neuroni distribuiti tra le aree attivate dagli animali (corteccia temporale), tra quelle che sono stimolate dalla percezione del colore bruno (corteccia visiva) nonché tra quelle che intervengono nella percezione del movimento (cortecce visiva e parietale), le quali individuano il tratto caratteristico che i canguri saltano e non corrono”(7). L'etologia, studiando il babbuino, ha notato la sua capacità di ruotare mentalmente gli oggetti percepiti, così come il piccione (che offre prestazioni in tal senso migliori di quelle umane); “se dovessimo giudicare l'intelligenza dei piccioni sulla base del solo test di rotazione mentale dovremmo concludere che essi sono dei geni”(8). Larry, studiato dal neurologo Rachamandran, dopo il coma per frattura dell'osso sopra gli occhi, vedeva i medici al suo capezzale circondati da giocatori di football e ballerine hawaiane. Queste immagini allucinatorie, dopo 5 anni erano rimaste nella metà inferiore del campo visivo, e solo sotto quella linea (9). Ciò fa pensare che le lesioni retiniche, con un meccanismo dalla periferia al centro (botton-up), inviano informazioni d'immagini inesistenti alla corteccia visiva. D'altro canto un meccanismo top-down, che parte invece dal centro, sembra essere all'origine dei sogni, delle allucinazioni e delle visioni dei mistici, della normale immaginazione e del ricordo. In conclusione il percepire la realtà tramite immagini sarebbe la norma in molti animali simili all'uomo. Altri invece usano sistemi differenti come il pipistrello, la talpa, la medusa, la formica, il piccione, la balena, ecc.
Emozioni
La vita va avanti senza fermarsi, da un organismo all'altro. E' spinta, “élan vital”, pulsione, istinto, insomma è una carica, una corda: ogni essere appena nato, parte subito di gran carriera. L'attività intrinseca spontanea del cervello si manifesta attraverso i potenziali d'azione prodotti dalle cellule nervose che già dopo tre giorni e mezzo fanno muovere l'embrione dell'uovo di pollo e dopo tre-quattro settimane il cuore nel feto umano, che si muove intorno alla decima settimana; tale attività, questo tono o rumore di fondo del cervello, si registra nell'adulto come onde elettroencefalografiche (10). Il bambino si mette ad esplorare il mondo esterno e interrompe la sua ricerca solo durante il sonno. I cuccioli animali balzano subito in piedi già istruiti. Le informazioni dei genitori non basterebbero da sole per le tecniche di caccia o per sfuggire ai predatori. La “povertà dello stimolo”, che Chomsky reclama per spiegare l'innatezza del verbo, spiega pure la necessità di una conoscenza intrinseca per tutto ciò che gli animali sanno prima di nascere. Giocano, mangiano, si riproducono con naturalezza, sembrano guidati da un'entità invisibile interna, un'intenzione sempre attiva, che non fa che proiettare, dirigersi, mirare, vertere, posarsi, sulle cose che la circondano. Il pensare dunque come “intenzione”, con o senza azione, di capire e/od operare sul mondo. La leonessa che si avvicina allo gnu ma si ritira notando un gruppo di iene avvicinarsi, o il tizio che sta per parlare ma poi resta muto alla vista del superiore, sono esempi in cui l'uscita motoria, l'intenzione all'azione, è stata inibita, bloccata. L'origine di questi stati mentali interni degli esseri viventi comincia nella notte dei tempi, quando si formarono i primi replicanti. Perciò è così difficile costruire un computer simile all'uomo. Dovremmo immettere non solo dati e nozioni in un numero sufficiente ma anche proprietà e potenzialità intrinseche che non conosciamo affatto, frutto di milioni d'anni di sviluppo, retrocessione, avanzamento, accomodamento, integrazione ed adattamento o esattamento per portarle sino ai nostri tempi. L'esattamento è una funzione che, destinata ad un compito, finisce per svolgerne un altro: sarebbe forse il caso dei sogni(11), o anche del linguaggio. In ogni caso avremmo costruito solo un cervello logico-razionale. Poi c'è da inserire il modulo del linguaggio, fare parlare i computer, costruire una società con storia, cultura, arte e filosofia. Infine dovremmo aggiungere l'animalità, in pratica le emozioni. Gli animali non parlano eppure non sono certo solo macchine per la cognizione. "Dobbiamo ammettere che possiedano un qualche potere immaginativo” dice Darwin(12). Alcuni si spingono certamente troppo avanti quando dicono di avere sentito i sospiri di un orso e quando affermano che con essi l'orso esprime la melanconica consapevolezza della caducità delle cose ma “credo sia stato dimostrato che l'uomo e gli animali superiori specialmente i primati, hanno alcuni istinti in comune...le intuizioni, le sensazioni, le stesse passioni, affezioni ed emozioni, anche le più complesse, come la gelosia, il sospetto, l'emulazione”(13). Ciononostante nell'uomo le emozioni hanno qualcosa in più, la straordinaria potenzialità di essere create e ricreate, rappresentate, inventate, smontate, ricostruite, copiate e imitate a piacere. Per emozione i neurobiologi intendono l'insieme dei cambiamenti dello stato corporeo indotto in miriadi d'organi dai terminali delle cellule nervose, sotto il controllo di un sistema del cervello che risponde al contenuto dei pensieri relativi ad un particolare evento, “ come un insieme di spruzzatori ben congegnati, ciascuno dei quali emette la propria sostanza chimica verso particolari sistemi e, all'interno di questi, verso particolari circuiti”(14). “Paura, collera, tristezza, gioia, stupore, disgusto (ma anche, secondo alcuni), vergogna, tenerezza protettiva, desiderio erotico, gelosia, curiosità esploratoria, e forse altre ancora: (vedi Liotti 2001 o Pankesepp 1998) sarebbero categorie biologicamente fondate, precedenti sia filogeneticamente che ontogeneticamente l'esercizio delle capacità umane di conoscenza esplicita e di categorizzazione concettuale”(15). Poi però subiscono un processo di “raffinazione”. Emozioni particolari come la perplessità, lo smarrimento, il senso di sospensione, l'umorismo, diventano tipiche solo dell''uomo. Il nuovo mondo linguistico-semantico-emotivo è ora il mare che ci avvolge tutti e che ci plasma, e che ci fa ridere, amare, odiare, tradire, insultare, godere. E' il prodotto della condivisione delle conoscenze. “Non importa”, dice Dennett, quanto simili tra loro siano: bisonti , raggruppati fianco a fianco in una mandria, non possono sapere nulla della loro similarità, trascurano le loro differenze, perché non sono in grado di confrontare appunti. Possono anche avere esperienze simili, stando fianco a fianco; di certo non possono condividere le esperienze che facciamo noi “(16). Noi siamo nati e cresciuti nel medesimo orizzonte di simboli e capacità di memorizzarli che ci permette di costruire fatti e storie che non esistono, scrivere libri, inventarsi personaggi, inscenare rappresentazioni, dipingere, cantare, suonare e ballare. Di deformare persino gli istinti in ideali romantici, gli assassini in eroi, gli schizoidi in eccentrici, gli eremiti in saggi, la barbarie in civiltà. Di crear bellezza dalla tragedia, riso dalla sofferenza e mazzi di fiori dal letame. "La civiltà consiste” dice Pessoa “ nel dare a qualcosa un nome che non è il suo, e poi sognare sul risultato. E in verità il nome falso e il sogno vero creano una nuova realtà...Un amore è un istinto sessuale, però non amiamo con l'istinto sessuale, ma presupponendo un altro sentimento. E quella supposizione è ormai, in effetti, un altro sentimento”(17). E' un'intensità mai raggiunta prima dal pensiero; solo a noi è permessa la possibilità delle grandi inquietitudini e visioni di: "interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete” (Leopardi, L'Infinito).
Pensare a noi
La parte più antica del cervello dell'uomo, valuta le necessità, forgia le basi dei valori e guida il corpo lungo la strada della sua sopravvivenza e moltiplicazione. In un certo senso e da lì che partono le emozioni e le informazioni che servono a vivere e quindi a dare gli elementi utili per svolgere al meglio il suo ruolo. L'uomo tesse la sua tela con discorsi e conversazioni ma è una tela guidata dalle sue emozioni. L'incapacità di provare emozioni, soprattutto empatiche, sarebbe fra le prime cause del comportamento criminoso di soggetti psicopatici. Secondo certi studi, infatti, questi pericolosi soggetti non proverebbero emozioni d'ansia o di paura e perciò non saprebbero riconoscerle neppure nelle loro vittime. Il vissuto soggettivo delle emozioni, dunque, guida e disciplina il comportamento degli individui. Dove nascono le emozioni, secondo alcuni, lì abita in nostro inaccessibile Io. Si possono osservare gli altri, vedere come si comportano, come mangiano, le cose che li attirano e quelle che li respingono; possiamo pure guardare al loro interno, sezionarli ma nulla di tutto questo ti darà accesso diretto alle loro esperienze, ai loro pensieri e sentimenti. Certo per chi è simile a noi sembra inverosimile che non abbia esperienze interne, i nostri familiari, amici, vicini, il nostro gatto e cane, ma siamo allo stesso modo convinti per gli insetti, vermi, pesci, le rose, e i computer? La questione è, dice Nagel, " cosa puoi veramente sapere sulla vita cosciente in questo mondo oltre al fatto che tu stesso hai una mente?”(18). Ciò non significa solo mettersi nei panni di un altro essere per esempio un cane, perché anche se immaginassimo di stare su quattro zampe, scodinzolare, mangiare in una ciotola, preferire le ossa e la carne cruda, ciò non equivarrebbe a sapere come si sente il cane ma al massimo come noi riusciamo a immedesimarci in quella situazione. "Non serve cercare di immaginare di avere sulle braccia un'ampia membrana che ci consente di svolazzare qua e là all'alba e al tramonto per acchiappare insetti... percepire il mondo circostante mediante un sistema di segnali sonori... di passare la giornata appesi per i piedi...Se anche riesco ad immaginarmi tutto ciò (e non mi è molto facile), ne ricavo solo cosa proverei io a comportarmi come un pipistrello. Ma non è questo il punto: io voglio sapere che cosa prova un pipistrello ad essere un pipistrello “(19). Nagel insiste sulla necessità di tener conto del carattere soggettivo dell'esperienza: "Finché si considerano oggettivamente gli stati mentali, nelle loro relazioni causali con gli stimoli e il comportamento, non si pongono particolari problemi ... Anche problemi d'intenzionalità possono sembrare risolvibili se si mette da parte il loro aspetto soggettivo, perché allora è possibile riuscire a descrivere certi tipi di computer come sistemi intenzionali ...Tuttavia, gli aspetti soggettivi del mentale possono essere percepiti solo dal punto di vista della creatura stessa"(20). Ad essere una macchina, un computer, non si prova nulla poiché essi mancano proprio del punto di vista soggettivo. McDowell non è sicuro dell'idea di Nagel e che i pipistrelli hanno una soggettività compiuta la cui forma è al di là della portata dei nostri concetti: "Forse i Marziani hanno una capacità radar analoga a quella dei pipistrelli, che rientra nella base razionale della loro visione del mondo allo stesso modo in cui i nostri sensi rientrano nella nostra. Non ho alcun bisogno di negare che possano esserci concetti ancorati a capacità sensorie così estranee alle nostre da esserci inintelligibili. La mia obiezione riguarda solo il modo in cui il problema viene impostato nel caso dei pipistrelli, basandosi su un presunto contenuto non concettuale che non possiamo convertire in una forma concettuale(21). " L'unica cosa che Nagel nel suo articolo non sembra aver riconosciuto" dice Hofstadter "è che il linguaggio (fra le altre cose) è un ponte che ci consente di penetrare in un territorio che non è il nostro ... Spesso non sappiamo neppure bene che cosa si provava a essere noi dieci anni fa... come abbiamo potuto fare ciò che abbiamo fatto ieri. E tutto sommato, a pensarci bene, non è neppure tanto chiaro che cosa si provi ad essere me in questo momento"(22).
Le parole dei pensieri
“Noi, gli ominidi, non siamo altro che scimmie che camminano su due zampe”, disse un giorno il grande scopritore di fossili Richard LeaKey (23). Tuttavia la caratteristica più “umana” di queste scimmie furono le mani che, con le loro fini azioni motorie, sequenziali, discrete e finalistiche, mandavano informazioni al cervello paragonabili addirittura alla vista, l'olfatto e l'udito. La particolare posizione raggiunta infine dalla laringe compì il salto definitivo di qualità. Bipedismo, mani duttili, laringe in posizione strategica e cervello grosso formarono la micidiale polvere esplosiva. L'uomo possiede categorie e concetti come gli animali, ma anche un sistema che li fissa, distingue, ricorda e manipola. Un sistema che parolizza e conserva segmenti di scene visive, in unità biologicamente significative che noi denominiamo oggetti, concetti, fatti, eventi, episodi, storie. Oltre alle parole il vocabolario contiene elementi grammaticali (se, come, gli, quando, un, di, per, questo, dai, ma...) che non hanno un referente preciso ma sono essenziali alla creatività del linguaggio. Con questa formidabile arma si schiude il pensiero. “Se consideriamo da vicino”, dice Jung, “il nostro pensiero e seguiamo intensamente un corso d'idee per esempio la soluzione di qualche difficile problema, notiamo spesso che pensiamo in parole, che durante il parlare intensivo cominciamo a parlare con noi stessi, e che talvolta scriviamo il problema o lo disegniamo, perché sia completamente chiaro”(24). Questa facoltà prerogativa unica della specie umana è il pensiero verbale. Le prime parole nacquero ad imitazione dei rumori della natura e indicavano le cose e le azioni semplici. Il gorgoglio dell'acqua, il vento e i suoni degli animali fornirono, per imitazione, materiale utile. Il linguaggio dell'inizio “non è altro che un sistema di segni e simboli che designano eventi reali o la loro eco nell'anima umana ... il gradino avanzato di un richiamo lanciato da lontano ai compagni per avvertirli che si è trovata l'acqua fresca, che si è ucciso l'orso, che si avvicina la tempesta o che i lupi si avvicinano furtivi”(25). E' una storia biologica; come l'elefante sviluppò il naso, la giraffa, il collo, il pesce, le branchie e l'uccello le ali, così un primate, da farfugliamenti, fischi e grugniti costruì canti, prediche e discorsi. L'evoluzione non è un progresso che avanza, come una palla che rotola ma semmai come un quadrato che scarta spesso di lato, prendendo strane direzioni. Non è questione di progresso, non c'è un peggiore e un migliore, e noi non siamo certo perfetti. La terra è piena di batteri, ci sono circa un milione di specie d'insetti descritte contro solo quattromila di mammiferi, perciò: “ Se il progresso”, dice Gould, “è così maledettamente ovvio, come ci spieghiamo questo concetto sfuggente quando le formiche rovinano i nostri picnic e i batteri si portano via le nostre vite?”(26). Progresso o no l'uso della favella cambiò la vita dell''uomo, così com'era cambiata quella della giraffa, elefante, leone, delfino, tartaruga o del muflone, ma in questo caso rivoluzionò pure la vita dell'intero pianeta, perché non modificò solo una parte del corpo, ne trasformò totalmente la mente. Da allora la scimmia nuda, una delle 193 specie viventi di scimmie (27), distaccò gli altri suoi simili relegandoli ai margini e, con il nuovo modo di pensare, diventò il dominatore assoluto. Con quasi il 99 % di geni in comune con lo scimpanzé, lo divise quello che divenne lo strumento di manipolazione e costruzione di concetti, immagini ed emozioni ex novo, oltre a quelle fornite dalla programmazione genetica. Un nuovo modulo, fonatorio-concettuale, fornì la chiave per la messa in moto di una vera e propria macchina per l'immaginazione. Divenne possibile toccare, vedere e sentire, solo con la forza del pensiero. Fu possibile creare oggetti inesistenti ed arricchire la fenomenologia; e provare ciò che non si era mai provato prima. Fu così che divenne possibile oltrepassare la realtà e dal mondo “naturale” saltare nel mondo “artificiale” del linguaggio.
L'anomalia del linguaggio
Il linguaggio negli animali non esiste, non parlando tra loro non hanno sviluppato una comunicazione come la nostra. L'esclusività solo dell'uomo non deve meravigliare troppo; è una cosa normale, sono tante le caratteristiche uniche solo di alcune specie. Quel che non è normale è che il linguaggio influenzi, in modo così rivoluzionario, il comportamento. Dove l'uomo vive c'è lingua: nell'intenzione comunicativa tra le persone come nei riti e nelle celebrazioni ufficiali; nel ricordo, nel gioco, nel calcolo, nella seduzione, e, perfino con se stessi, nel soliloquio. ” L'idea di trattare il linguaggio come un tipo d'azione fu elaborata da J.L.Austin”(28), e alcune espressioni sono chiamate “atti linguistici”(29). La nascita del linguaggio come circuito cerebrale nuovo ha dato origine al concetto di modulo, modellato dalla selezione naturale.I moduli sarebbero repertori e archivi di dati distinti e autonomi. Hanno algoritmi (istruzioni, ricette, programmi) indipendenti, anche se “crescendo insieme”e, in qualche modo, dialogando, si sono evidentemente plasmati e levigati a vicenda. La patologia evidenzia danni circoscritti di singoli moduli (il dislettico o l'affetto da agrafia, ad esempio, non hanno disturbi della “vista” ma solo in quegli specifici settori). Il modulo del linguaggio umano, espressione di un insieme di proprietà estremamente puculiari, produrrebbe la grammatica, “poiché Chomsky concepiva la grammatica come un dispositivo (essenzialmente un dispositivo matematico) che genera le infinite frasi del linguaggio, tali grammatiche sono note come grammatiche generative”(30). Un recente articolo pubblicato il 23-6-03 su Naturescience, dice Palmarini, inserisce il decisivo ultimo tassello in un rompicapo che ci riguarda tutti, in quanto esseri umani dotati di linguaggio”. Moro, che n'è stato il coordinatore, afferma esplicitamente che l'ipotesi del linguaggio guidato biologicamente è così corroborata(31). Le parole , il linguaggio, la comunicazione e la loro influenza sul pensiero, cambiano la semantica della vita; allargano il significato delle cose. L'animale nasce e muore con una semantica naturale e fa pochi progressi da una generazione all'altra. Il significato nell'uomo in parte è interno, naturale e in parte esterno poiché crea nuovi significati dal suo rapporto col mondo, giostrando con quelli già presenti: la sua è una semantica linguistica che tende a crescere. Quella del computer infine è costituita da dati e nozioni immessi dall'uomo; con i quali riesce a costruire altre conoscenze: è una semantica artificiale che tende anch'essa a crescere.
La trasformazione
L'uomo di oggi è inserito in una storia, percepisce il mondo, e il proprio Io, con un'altra chiave di lettura, in un modo radicalmente nuovo, diverso da tutti gli altri. “Percepire” secondo Armstrong “ è come impadronirsi della chiave di una porta. Non è necessario usare la chiave: puoi metterla in tasca e non preoccuparti più della porta. Ma se vuoi aprire la porta, la chiave può essere indispensabile (32). Lo scimpanzé pur con quasi il 90% di geni in comune con l'uomo, essendo privo della chiave giusta, non può influire sull'ambiente come fa il suo compagno parlante né su quello esterno né su quello interno. Ha una coscienza percettiva. Le percezioni specificatamente umane schiudono nuove vie per capire il mondo, ci danno un'immagine della realtà molto più ricca e arrivano perfino a cambiare anche il paesaggio immaginativo-emotivo interiore. Abbiamo modificato le nostre sensazioni “ intendendo con ciò la percezione (tattile, visiva, ecc.) del tutto inconcepibile senza una preliminare dimestichezza con una rete di concetti verbali"(33). Di nuova percezione creata dalle parole, allude Wittgenstein: "In che modo trovo la parola giusta? E' vero che qualche volta accade come se paragonassi le parole secondo sottili differenze del loro profumo: Questa è troppo... quest'altra troppo...questa è la parola giusta"(34). E abbiamo modificato le nostre intenzioni. “Ci si è resi conto che alcune delle scoperte più rilevanti riguardo al modo che operare dell'uso del linguaggio non colgono una proprietà essenziale dell'uso del linguaggio in quanto tale, ma riflettono piuttosto una proprietà intrinseca dell''attività intenzionale in generale”(35). La nuova sensibilità si manifesta sin dalla nascita: anche il bambino piccolo, ad esempio, sembra in grado di individuare le situazioni di scherzo “se la madre dice al bambino, mordicchiandolo - Adesso ti mangio! il bambino non mostra paura ma scoppia a ridere”(36). Creando nuovi concetti combinandoli logicamente o in modo disordinato ci dispensiamo dall'aderire alla ferrea legge della razionalità animale e dalla sua logica lineare: a causa corrisponde effetto e ad effetto corrisponde causa, e acquistiamo notevoli gradi di libertà. Le costruzioni grandiose d'idee e d'emozioni, provocano in noi la stimolazione di centri che non si erano evoluti per questo, nessuna regola lo aveva prescritto. Abbiamo maggior coscienza di noi e pertanto mettiamo in campo tutti i tentativi di difesa verso il prodotto della conoscenza stessa: un'emozione nuova, l'angoscia. Gli esseri umani, dice Rorty, appartengono ad una specie poetica, capace di modificare il proprio comportamento(37). Con l''Umorismo ad esempio, cerchiamo di valorizzare l'aspetto ottimistico della vita contrastando la freudiana pulsione di morte, o, più semplicemente, la conoscenza della nostra precarietà. Sappiamo che alla fine rimarremo soli, impotenti e alla mercé degli altri, ed è per esorcizzare la paura che l'uomo, dotato di creatività e d'immaginazione, cerca di darsi un assetto emotivo favorevole. Tutte le sue grandi costruzioni, come la Religione, ad esempio potrebbero essere a tal fine interpretate; ” un tesoro di rappresentazioni nate dal bisogno di rendere sopportabile l'umana miseria” dice Freud (38); oppure l'Arte, “non esiste in realtà una cosa chiamata Arte”, afferma Gombrich, “ esistono solo gli artisti”(39), ed ognuno rappresenta ed esprime la sua opera, un'espressione non linguistica ma anch'essa derivata dalla nuova coscienza umana verbale. Anche gli animali hanno una cultura, un sapere, un insieme di conoscenze. La marmotta sa costruire dighe, scimmie lavano i cibi pulendoli dalla sabbia, altre salano le patate, rompono le noci con le pietre o estraggono larve con bastoncini, i predatori hanno tecniche di caccia elaborate, ecc. Ma gli animali non hanno il Verbo. Hanno certo un pensiero con “ causalità discendente”, dice Le Doux, “Se un pensiero è rappresentato come un patter di trasmissione sinaptico all'interno di reti neurali cerebrali, come appunto è il caso, allora è logico che l'attività cerebrale che costituisce un pensiero possa influenzare l'attività di altri sistemi cerebrali implicati nella percezione, nella motivazione, nel movimento, ecc.”(40). Ma il pensiero dell''uomo non è solo causalità discendente. La cultura degli uomini parte da molto lontano, dal fuoco alla ruota, al bastone, fino ai tempi più vicini a noi, di cui siamo capaci di raccontare. “ Dai Greci”, dice B.Russell, parlando di quella occidentale, “ abbiamo ripreso la letteratura e le arti, la filosofia e la matematica pura; e gli elementi più civili della nostra socialità. Dagli ebrei abbiamo ripreso la credenza fanatica che i suoi sostenitori chiamano `fede'; ma anche il fervore morale, l'intolleranza religiosa, l'idea di peccato e un po'del nostro nazionalismo. Dalla scienza...abbiamo derivato il potere e il senso del potere... abbiamo anche ripreso il metodo empirico, grazie al quale è stata acquisita tutta la conoscenza del reale”(41). Oggi in un mondo globalizzato, dice K.Lorenz, una sola cultura dà il tono all'intera umanità, si combatte con le stesse armi, con la stessa tecnologia nel medesimo mercato mondiale cercando con gli stessi mezzi di battere la concorrenza “”la nostra civiltà si trova nella stessa situazione di una specie animale sottoposta all'azione della selezione all'interno della specie stessa”(42).
E il Verbo si materializzò
Ma di quale selezione si tratta? Come si forma e si trasmette la cultura? E' stato coniato un termine corrispettivo di “genetica” che come per l'evoluzione del corpo renda conto dell''evoluzione della mente. Si parla della “memetica” e di quelli che Dawkins chiama " memi"(43). Sarebbero elementi contagiosi che si trasmettono tra le teste degli individui, idee predominanti e riconosciute (mode, slogan, musiche, ricette, arti, esperienze riuscite, modi di dire e di pensare, tecniche umoristiche, ecc.). I memi, dice Dennett, sono virus della mente, viaggiano con poco bagaglio, usano i cervelli umani come abitazioni temporanee e saltano da cervello a cervello per riprodursi. Sono strutture informative che si servono involontariamente d'esseri pensanti, senza per questo essere loro stessi degli esseri pensanti. Un meme “è fatto d'informazione che può essere trasmessa con ogni medium fisico..., non sono magici, ma possono saltellare da un medium ad un altro”(44), il linguaggio, la scrittura, i libri, la radio, la TV, Internet, i CD-ROM, la musica, il teatro, il cinema. Oltre a questi memi-cognitivi vi sono e, non meno importanti, i memi emotivi. Sono l'eroe che salva la sua bella, le tragedie o anche le barzellette, quelle che vanno in giro per anni, migliorandosi e trasformandosi. Trasportano informazione emotiva e se sopravvivranno, creeranno nuove sensibilità, formeranno nuove coscienze. Sulle emozioni si basa la pubblicità. Il manifesto con fotomodella, auto e marchio in bellavista, la ripetizione dell''immagine, altri manifesti, passaggi in TV, tutto rinforza l'associazione tra neuroni (che attivati contemporaneamente cambiano le sensibilità sinaptica, in modo che quando s'attiva uno, si attiva più facilmente l'altro) tra quelli emotivi (fotomodella) e quelli del linguaggio (marchio). Quando vedrete l'auto in vetrina, riemergerà qualche frammento dell''emozione provata. Nessun animale comunica con i suoi simili in modo approfondito e non influisce sulle proprie emozioni, perché è un solitario e non può confrontarsi né con le idee né con le emozioni degli altri. Gli animali non credono a niente e non si emozionano per delle idee. Non sono in grado di pensare al futuro e per questo se ne fregano. Pertanto non sono ansiosi, ipertesi, depressi o angosciati, non hanno una paura generica e indistinta né hanno bisogno di un sistema di difesa psicologica. Non fanno teatro tragico né si raccontano le barzellette. Non hanno all'interno di sé un interprete che li segue e li descrive. ”L'interprete” dice Gazzaniga, è “ l'ultimo dispositivo della catena d'elaborazione delle informazioni, ricostruisce gli eventi cerebrali”. Gli animali non hanno una biografia, "la biografia è una creazione della mente. L'autobiografia è inevitabilmente un'invenzione”(45). Gli animali non hanno miti, religioni, fanatismi; opere artistiche, letterarie, musicali, architettoniche. Nel loro intimo non sanno di esistere. Non hanno neppure l'emozione più grande degli uomini, l'emozione globale, quella che comincia subito, all'inizio, appena nati, quel senso d'inondazione generale di stimoli, visivi, uditivi, tattili; un'immersione nel caldo, freddo, bagnato, ruvido, soffice, nei suoni e nei rumori: e diventa l'emozione della vita. Quel che gli animali provano rimane per loro indecifrabile. La nascita della parola ha dato un nome e un senso a quest'emozione ed ha creato un insieme di ragnatele d'avvenimenti, di memorie e di fatti, per costituire l'attuale magia del mondo, costituendo alla fine il nostro, altrettanto magico, Io. “ Il cervello" dice Dennett " tesse storie sulla nostra identità come il ragno tesse la sua tela senza essere cosciente di farlo o senza farlo deliberatamente"(46). E' un dato comune vedere come sempre ci si inventi una storia, una scusa, che giustifichi qualunque azione, anche involontaria, che facciamo. “Raccontiamo storie” dice Deacon “sulle nostre esperienze reali e ne inventiamo d'immaginarie, e addirittura ce ne serviamo per dare un senso alla nostra vita. Viviamo, nel senso più pieno del termine, la nostra esistenza in questo mondo virtuale comune. A poco a poco, trascorrendo i millenni, abbiamo capito che nessun altra specie sulla Terra pare capace di seguirci in questo luogo miracoloso”(47). L'uomo ha ora una testa virtuale, ha una “ res cogitans “ perché è una " scimmia che si parla"(48), parlandosi ed immaginandosi, è riuscita a distaccarsi dal corpo, ha costruito un suo interno, una sua coscienza, trasformando il suo pensiero da pensiero animale a pensiero umano. E con esso, col pensiero che spazia e rimurgina, se ne andato ad arroccarsi lassù in quella specie di fortino tra la fronte e la nuca e, da dietro gli occhi, guarda perplesso. " Pensate" dice Anatole France " un metafisico per costruire il sistema del mondo ha soltanto il grido perfezionato delle scimmie e dei cani...non abbiate paure che questa successione di gridolini spenti e affievoliti che compongono un libro di filosofia c'insegnino troppo sull'universo tanto che non possiamo più viverci"(49). L'uomo ha un amore infinito verso se stesso e, come risvolto, una paura di fondo, un'ansia (che a volte sfocia in veri e propri attacchi di panico) che esorcizza con un desiderio di essere ammirato, applaudito, vezzeggiato; non si sazia né di glorie né di ricchezze, né di potere. Non si sazia mai, perché la sua mente se può immaginare perfino tutto l'universo, si accorge (con sgomento) dei suoi drammatici limiti e si sforza di superarli. Capisce d'essere assai fragile, d'essere solo una scommessa incastonata tra pelle, ossa, muscoli e sangue. La nuova creatura teme la morte. La mente umana, dice Foucault è solo "un'invenzione recente, una figura che non ha nemmeno due secoli, una semplice piega nel nostro sapere, e che sparirà non appena questo avrà trovato una nuova forma"(50). L'uomo del futuro sarà tutto fronte e capoccione: forse con l'artrosi cervicale e con un altro tipo di “pensiero” diverso dal nostro, ma forse con l'identica paura della fine. Sarà anch'esso un Verbo fatto di carne, normalissima e forse insipida. Lasciando un mondo pratico fatto di terra, sangue, morsi, urla, odori, spazi sterminati e praterie, ha trovato un posto dove tutto è mediato, interposto, traslato, alluso, sognato, un mondo teorico dove, “ci si abbraccia e si lotta nel linguaggio”, dice Gambarara(51). Ma è un bluff e la travagliata fittizia e innaturale convivenza col corpo (e col cervello) prima o poi volerà via. Rimarrà tuttavia un'umile immobile spoglia, che la natura riprenderà con sé, testimonianza di quel testardo e orgoglioso figlio, quella “carne intelligente” che da lei si era tanto allontanato. “ E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria” (Giovanni 1,14). Sarà vana gloria? LUCIANO PECCARISI NOTE:
1) L.e F. Cavalli-Sforza Chi siamo, Oscar saggi Mondatori 1993 Milano p. 21 2) Repubblica del 23-08-04, art. di Stefania de Lellis 3) D.Davidson Animali razionali, in Mente senza linguaggio a cura di S.Gozzano Ed.Riuniti 2001 Roma p. 119 4) A. R.Damasio Emozione e coscienza, Adelphi 2000 Milano p. 22 5) M.P.Palmarini I linguaggi della scienza, Oscar Mondatori Milano 2003 p. 97 6) A.Paternoster Introduzione alla filosofia alla mente, Editori Laterza 2002 Roma-Bari p. 123 7) ) J.P.Changeaux L'uomo di verità, Feltrinelli 2003 Milano p. 56 8) G.Vallortigara Altre menti, Il Mulino 2000 Bologna p. 53 9) V.S.Rachamandran La donna che morì dal ridere, Quark, Mondatori 2003 Milano p. 125 10 J.P. Changeaux op.cit. 30 11) O.Flanagan Anime che sognano, Editori Riuniti 2000 Roma p. 168 12) C.Darwin L'origine dell'uomo, Newton Compton Roma 1992 pag 101 13) C.Darwin op.cit. p. 105 14) A.R.Damasio L'errore di Cartesio, Adelphi Milano p. 179 15) G.Liotti Conoscenza e regolazione delle emozioni, Sist.Intelligenti 8-2004 n°2, Il Mulino Bologna p. 56 16) Daniel C. Dennett L'evoluzione della libertà, R.Cortina 2004 Milano p. 5 17) F. Pessoa Il libro dell' inquietitudine, Feltrinelli 2001 Milano p. 76 18) T.Nagel Che effetto fa essere un pipistrello, Questioni mortali 1988, , Milano, Il Saggiatore p.162 19) T.Nagel 1988 op.cit 20) T.Nagel Soggettivo e oggettivo, in Questioni Mortali op.cit. p.190 21) J. McDowell Mente e mondo, 1999 Torino, Einaudi ,nota di p. 134 22) D.R.Hosfander,D.Dennett L'Io della Mente, 1985 Adelphi Milano p.402 23) La Storia vol. 1°Utet La Biblioteca di Repubblica Agostini 2004 Novara p. 28 24) C.G.Jung La libido. Simboli e trasformazioni, Newton Compton 1975 Roma p. 10 25) C.G.Jung, Opera cit. p. 12 26) S.J.Gould Gli alberi non crescono fino in cielo, Oscar saggi Mondatori Milano p. 167 27) D.Morris La scimmia nuda,Tasc.Bompiani 2001 Milano 28) W.Bechetel Filosofia della mente, Il Mulino 1992 Bologna p. 47 29) J.R. Searle Atti linguistici, Boringhieri 1976 Torino 30) Keith Devlin Addio Cartesio, B.Boringhieri 1999 Torino p. 157 31) www.ECPLANET.COM/CANALE/SALUTE-7/apprendimento-74/0/0/7890/itecplanet.rxdf 32) D.M.Armstrong La natura della mente, in “Mente e Corpo” A.De Palma, G.Pareti, B.Boringhieri 2004 Torino p. 60 33) ) P. Virno Quando il verbo si fa carne, Bollati Boringhieri Torino 2003 p. 92 34) L. Wittgenstein Ricerche filosofiche, Einaudi Torino 1967 p. 286 35) G.Airenti Intersoggettività e teoria della mente, B.Boringhieri 2003 Torino p. 84 36) G.Airenti Opera.cit p. 194 37) R.Rorty La mente ineffabile, in “Cervelli che parlano” a c. di Eddy Carli, B.Mondatori 2003 Milano p. 164 38) S. Freud L'avvenire di una illusione, Biblioteca Boringhieri 1979 Torino p. 325 39) La Storia dell'Arte raccontata da E.H.Gombrich, fasc. 1° con La Repubblica 1995 40) J.Le Doux Il Sé sinaptico, R.Cortina 2002 Milano p. 444 41) B.Russell Pensieri, G.T.E.Newton 1997 Roma p. 51 42) K.Lorenz Il declino dell''uomo, Saggi Mondatori 1984 Milano p. 65 43) R.Dawkins Il gene egoista Oscar saggi Mondatori 1976 Milano 44) Daniel C. Dennett L'evoluzione della libertà, R.Cortina 2004 Milano p. 232 45) M.S.Gazzaniga La mente inventata, Guerini e Associati 1999 Milano p. 27 46) http://newk.alma.unibo.it/oscar/mente/mente/12.htm 47) T.W.Deacon La specie simbolica, G.Fioriti 2001 Roma p. 4 48) F.Cimatti La scimmia che si parla Bollati Boringhieri 2000 Torino 49) C.G.Jung, Opera cit. p. 12 50) M. Foucault Le parole e le cose, BUR Supersaggi Rizzoli 1996 Milano p. 13 51) D.Gambarara Per una critica della facoltà del linguaggio, in P.Virno Quando il verbo si fa carne, op.cit.
Luciano Peccarisi Medico di famiglia..Specialista in Neurologia. Ostuni (BR) v. G.Filangieri 5 email: lucianopec@libero.it
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