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PER NON DIMENTICARE
Senza memoria non c'è cultura,
non c'è civiltà, né umanità.
Che cosa succede se la storia,
se l'umanità stessa,
si ammala di Alzheimer?
E' come quando da un libro
strappiamo una pagina,
poi un'altra e un'altra ancora.
Finché non ci sono più pagine
e resta soltanto la copertina.
Giorno
27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della
Memoria”. Scuola elementare, classe V: momenti comuni di narrazione dei fatti
attraverso letture e riflessione.
Luigi “La Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo e' l'unico documento al mondo su cui si sono
messi d'accordo tutti o quasi i popoli del pianeta. ''Tutti gli esseri umani
nascono liberi ed eguali in dignita' e diritti. Essi sono dotati di coscienza e
dovrebbero agire uno verso l'altro in uno spirito di fratellanza''.
Gaetano “Il XX secolo è' stato il secolo più
violento, il più terribile della storia per lo stermino degli ebrei”.
Antonietta :
Insieme agli ebrei vennero uccisi anche gli zingari e i testimoni di Geova.
Roberta :
Anche i comunisti e quelli che erano contro il regime nazista.
Concetta
“Certo, ma ci sono state altre violenze nel mondo, per esempio la tratta dei
negri e gli Indiani d’America.
Insegnante :
Dacché si è informati di quanto accade nel mondo, non si è più innocenti:
diventiamo parti in causa. L’informazione si deve trasformare in conoscenza, la
conoscenza in coscienza. Una conoscenza astratta conduce inevitabilmente alla
negazione dell'essere umano, che è tutto fuorché astratto, salvo che per un
dittatore o per un tiranno. La riduzione dell'uomo a un'astrazione ha condotto
a tanti crimini, a tanti massacri. Dobbiamo sapere restituire concretezza al
nostro sguardo. Uscire dal silenzio e dalla solitudine. Allora, sapere che
l'altro è presente diviene per ciascuno una necessità profonda e permanente.
Alessandra
:Perché Primo Levi si suicidò?
Insegnante : Gli
scrittori non hanno che parole. Soltanto parole. Quando si rendono conto che le
parole di cui dispongono non sono quelle che avrebbero voluto trovare per dire
quello che si deve dire, quando si accorgono che queste parole semplicemente
non esistono, che fare allora? Ecco che la morte sembra la sola via di scampo.
Fortuna “Häftling [detenuto]: ho imparato che io sono
uno Häftling. Il mio nome è 174.517; siamo stati battezzati, porteremo finché
vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro. Solo ''mostrando il numero''
si riceve il pane e la zuppa. Sono occorsi vari giorni, e non pochi schiaffi e
pugni, perché ci abituassimo a mostrare il numero prontamente, in modo da non
intralciare le quotidiane operazioni di distribuzione; ci son voluti settimane
e mesi perché ne apprendessimo il suono in lingua tedesca. E per molti giorni,
quando l'abitudine dei giorni liberi mi spinge a cercare l'ora sull'orologio a
polso, mi appare invece ironicamente il mio nuovo nome, il numero trapunto in
segni azzurrognoli sotto l'epidermide.”
Salvatore “Finita l'operazione di tatuaggio, ci hanno
chiusi in una baracca dove non c'è nessuno. Le cuccette sono rifatte, ma ci
hanno severamente proibito di toccarle e di sedervi sopra: così ci aggiriamo
senza scopo per metà della giornata nel breve spazio disponibile, ancora
tormentati dalla sete furiosa del viaggio. Spinto dalla sete, ho adocchiato,
fuori di una finestra, un bel ghiacciolo a portata di mano. Ho aperto la
finestra, ho staccato il ghiacciolo, ma subito si è fatto avanti uno grande e
grosso che si aggirava là fuori, e me lo ha strappato brutalmente. - Warum? -
gli ho chiesto nel mio povero tedesco. - Hier ist kein Warum - (qui non c'è
perché), mi ha risposto, ricacciandomi dentro con uno spintone. La spiegazione
è ripugnante ma semplice: in questo luogo è proibito tutto, non già per riposte
ragioni, ma perché a tale scopo il campo è stato creato.”
Vincenzo “Ci mettono ancora una volta in fila, ci
conducono in un vasto piazzale che occupa il centro del campo, e ci dispongono
meticolosamente inquadrati. Poi non accade più nulla per un'altra ora: sembra
che si aspetti qualcuno. Una fanfara incomincia a suonare, accanto alla porta
del campo: suona Rosamunda, la ben nota canzonetta sentimentale, e questo ci
appare talmente strano che ci guardiamo l'un l'altro sogghignando; nasce in noi
un'ombra di sollievo. Ma la fanfara, finita Rosamunda, continua a suonare altre
marce, una dopo l'altra, ed ecco apparire i drappelli dei nostri compagni, che
ritornano dal lavoro. Camminano in colonna per cinque: camminano con
un'andatura strana, innaturale, dura, come fantocci rigidi fatti solo di ossa:
ma camminano seguendo scrupolosamente il tempo della fanfara.”
Valeria “Anche loro si dispongono come noi nella
vasta piazza; quando l'ultimo drappello è rientrato, ci contano e ci ricontano
per più di un'ora. Finalmente (è ormai buio, ma il campo è fortemente
illuminato da fanali e riflettori) si sente gridare «Absperre!» [sciogliete le
righe!], al che tutte le squadre si disfano in un viavai confuso e turbolento.
Adesso non camminano più rigidi e impettiti come prima: ciascuno si trascina
con sforzo evidente. Abbiamo imparato, più o meno rapidamente, a seconda del
carattere di ciascuno; a rispondere «Jawohl!» [Sì, bene!], a non fare mai
domande, a fingere sempre di avere capito."
Roberta “L'antisemitismo è un tipico fenomeno di
intolleranza. Perchè una intolleranza insorga, occorre che fra due gruppi a
contatto esista una differenza percettibile: questa può essere una differenza
fisica (i neri e i bianchi, i bruni e i biondi), ma la nostra complicata
civiltà ci ha resi sensibili a differenze più sottili, quali la lingua, o il dialetto,
o addirittura l'accento (lo sanno bene i nostri meridionali costretti ad
emigrare al Nord); la religione, con tutte le sue manifestazioni esteriori e la
sua profonda influenza sul modo di vivere; il modo di vestire o gesticolare; le
abitudini pubbliche e private. La tormentata storia del popolo ebreo ha fatto
sì che quasi ovunque gli ebrei manifestassero una o più di queste
differenze...'' [1]
Insegnante :
Evidentemente questo per Levi, fin dall'epoca della sua liberazione, era il
nocciolo della Shoah. Il pregiudizio dello straniero/nemico costituiva, a suo
parere, la causa prima della Shoà. Quei motivi vivono ancora oggi nella nostra
società; mai come oggi lo stereotipo dello straniero / nemico dilaga.
Clandestini, la nostra fine! Quante volte capita di sentire affermazioni di
questo genere. Riflettiamo su quale ruolo ebbero le menzogne e le calunnie
sugli ebrei, sugli zingari! E’ molto importante comprendere che cosa è accaduto
prima. Quali pregiudizi, quali stereotipi e con quale forza si affermarono?
Prima del Lager, l'ebreo e lo zingaro, il comunista erano già stati relegati ad
una condizione subumana dalla propaganda nazista. Allora si individuavano negli
ebrei e negli zingari le cause di tutti i mali; oggi qualcuno grida
''clandestini la nostra fine!
Lino “I Protocolli degli anziani di Sion si
diffuse in Europa, dove veniva spacciato per copia autentica. Quei verbali
rivelavano il piano segreto attraverso il quale gli ebrei, intendevano
conquistare il potere mondiale. Il piano ebraico prevedeva le agitazioni delle
classi lavoratrici, la creazione di tensioni tra gli stati, il controllo
dell'economia attraverso la concentrazione finanziaria, con la conseguente
rovina dei piccoli imprenditori; l'indebolimento della moralità del popolo,
tramite la propagazione dell'ebraismo ma anche dell'ateismo e del materialismo.”
Pasquale :
Leggo nel libro di storia che la prima legge razzista venne emanata nel
1933, non appena i nazisti giunsero al
potere. La legge decise il licenziamento di tutti gli impiegati ebrei, ma anche
di medici, avvocati, insegnanti.
Antonio :
Ascoltate “I tedeschi avevano già in
precedenza adottato il Programma di Eutanasia che prevedeva l'eliminazione di
tutti i pazienti anziani o soffrenti di infermità mentali, dei pazzi criminali,
di chi era ricoverato da più di cinque anni, ricoverati di origine straniera,
inabili al lavoro. Alle famiglie si comunicava che il paziente era morto per
arresto cardiaco.”
Vincenzo “Nel 1935 vengono emanate le leggi di
Norimberga che dividono il popolo in razze."
Antonietta : Ma
le razze non esistono. Esiste un genere umano con uomini e donne, persone di
colore, alti o bassi.
Concetta : La
parola razza è sta a indicare il colore della pelle, la statura, i tratti del
viso, ma non deve creare divisioni tra gli uomini.
Luigi :
Sbagliano i bianchi che credono di essere migliori dei negri. In sud africa i
neri hanno dovuto combattere molto contro l’apartheid.
Manuela : Nel
libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” leggo che è meglio sostituire la
parola razza con l’espressione genere umano. [2]
Enrico : La
legge di Norimberga proibiva matrimoni tra persone appartenenti a diverse razze
e annullava quelli già esistenti.
Maria “Agli
ebrei fu anche proibito di possedere negozi. Poi gli fu vietato l'ingresso ai
teatri e ai cinema. Gli ebrei non potevano più prendere il treno. Furono anche ritirate le patenti di guida.
Maria
Rosa “Tra il 1938 e il
1943 i bambini e i ragazzi ebrei furono allontanati dalla scuola pubblica.”
Anna “I tedeschi cominciarono a concentrare tutta
la popolazione ebraica in certi edifici sorvegliati dalla polizia di stato, la
Gestapo. Quando si obbliga una comunità di persone a stare in un posto per
vivere isolata dal resto della popolazione, si crea un ghetto.”
Gaetano “La parola ghetto è il nome di un’isoletta di
fronte a Venezia, in Italia. Nel 1516, gli ebrei di Venezia furono riuniti su
quell’isola, separati dalle altre comunità. Il ghetto è una forma di prigione.”
Raffaella “Nel Settembre del 1941, per essere
identificati ancora meglio, gli ebrei furono obbligati a portare la stella
ebraica a sei punte, fatta di panno giallo con impressa a lettere cubitali la
parola ''jude''; essa era costruita da due triangoli intersecantesi."
Roberta: "In un lager si entrava nudi...Ora, un
uomo nudo e scalzo si sente i nervi e i tendini recisi: è una preda inerme. Chi
non li ha non percepisce più se stesso come un essere umano, bensì come un
lombrico: nudo, lento, ignobile. Sa che potrà essere schiacciato ad ogni
momento" [3]
Luigi :
Tutti sapevano quello che stava accadendo ma nessuno fece nulla. Molti fecero
finta di non vedere.
Davide ''Rovina i nervi vedere queste cose tutti i
giorni. Quando gli ebrei arrivano, quando li spingono nella chiesa o nel
castello... E quelle grida, è terribile! Deprimente! Gridavano. Si rendevano
conto di certo.'' [4]
Salvatore “I corpi delle persone eliminate con il
programma di eutanasia venivano cremati. E così la gente del vicinato soffriva
per la puzza tanto da dover sigillare le finestre. Ciuffi di capelli volavano
dalla ciminiera fin sulla strada." [5]
Valentina “Eppure la popolazione si impegnava nella
raccolta di indumenti in occasione della beneficenza invernale, nella
costruzione di giocattoli per gli orfanelli a Natale. Gli abitanti erano
incoraggiati a costruire durante l'estate, piccoli rifugi per gli uccelli, in
modo che, con l'arrivo dell'inverno, i passeri potessero rimanere mostrando
alla cittadinanza il loro gioco di ali e il loro adorabile modo di azzuffarsi
l'un l'altro presso la ciotola del mangime.'' [6]
Emilia : Qui
c’è scritto che qualche anno fa in Cambogia, in Bosnia, in Africa, ci sono
stati dei massacri. Anche allora tutti stavano a guardare?
Lucia :
Ascoltate, c’è un paese dell’Asia, "la
Birmania, che vende alla vicina Thailandia bambini, bambine e giovani donne. Le
prostitute birmane che si ammalano vengono poi uccise e fatte sparire nel
nulla.”
Insegnante : E’
così! La difesa delle minoranze e dell’autodeterminazione dei popoli ha senso
per le grandi potenze quando ci sono interessi di natura economica in ballo.
Per comprendere veramente l'Olocausto, occorre riflettere sulla normalità del
male, sulla sua probabilità. I comuni mali dell'uomo qualunque rendono alcuni
dei carnefici.
Alessandro ''Mi ero appena sposato. Per la prima volta
avevo una casa veramente mia. Tutto ciò che volevo era semplicemente chiudere
la porta e starmene con mia moglie. Ero pazzo di lei. Davvero, la politica non
m'interessava. So che adesso sembra strano, ma non era così. Ero semplicemente
un poliziotto che faceva il suo lavoro. A quell'epoca tutti eravamo
simpatizzanti del partito nazista. Non intendo soltanto quelli che facevano il
corso con me alla polizia, ma la popolazione in generale. '' [7]
Nunzia ''Mai dimenticherò quella notte, la prima
notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte
sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei
bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un
cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia
Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il
desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio
Dio e la mia anima, e i mie sogni, che presero il volto del deserto. Mai
dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso.
Mai.” [8]
Manuela ''Dov'era Dio ad Auschwitz?''
Dio non
c'era ad Auschwitz.
Oppure
si era addormentato
solo
per cinque minuti.
Come
sta dormendo ancora oggi
mentre
gli eccidi nel mondo
si
succedono come niente fosse.
Non ci
sono Popoli Santi,
ne'
Santi, ne Santi Popoli:
c'e'
solo un piccolo pianeta
che sta
andando a rotoli nello spazio,
e c'e'
anche un genere umano
che sta
perdendo i suoi colori
ed i
suoi profumi." [9]
Insegnante :
Ecco, siamo noi responsabili del nostro destino, Dio non può essere chiamato a
spiegare il male degli uomini. Occorrerebbe essere sempre vigili. Educare il
proprio sguardo e le proprie emozioni, perché non siamo mai al sicuro, e da un
momento all'altro potremmo passare noi dalla parte del carnefice senza nemmeno
rendercene conto, sottovalutando quella piccola dose di male quotidiano che
comunque ci appartiene.
Domenico “I sopravvissuti dai campi di concentramento
andarono quasi tutti in America ed in Palestina. Laggiù scoppiò un putiferio
che dura sino ad oggi. E tutto per una città chiamata Gerusalemme, dove ci
abitano almeno tre dei: il Dio degli ebrei, il Dio dei mussulmani, ed il Dio
dei cristiani. E ggiu'bbotte in Nome di Dio!”
Note:
[1] P.Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1989
[2] Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia,
Bompiani
[3] P.Levi, I sommersi e i salvati
[4] C. Lanzmann, Shoah, Rizzoli Milano 1987, pp.97-100
[5] G. J. Horwitz, All'ombra della morte, Marsilio,
Venezia, pp.83-85
[6] Op. cit, pp.60 e 64
[7] Gitta Sereny, In quelle tenebre, Milano, Adelphi
[8] E. Wiesel, La notte, Giuntina ed.1980
[9] http:/www.italya.net/shoa/shoa.htm
PINA
MONTESARCHIO
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